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A tu per tu con i professionisti delle HR e non solo: Giada’s project

Giada’s project. Per ora è questo il nome che ho dato al progetto che voglio mettere in capo da qui alle prossime settimane. Di che cosa si tratta? Vorrei dar vita a una serie di brevi interviste ad esperti e professionisti delle Risorse Umane e non solo. Poi magari, sì, trovo un nome migliore, meno inglese, con meno ricordi al film The Adam project, ma per il momento va bene.

Da dove nasce l’idea

Ho sempre voluto creare qualcosa di mio, così come poter essere di aiuto agli altri. Non perché pensi di avere la realtà in tasca, ma perché quando ti senti utile e quando doni qualcosa agli altri, quello che ti torna è molto di più di quello che hai dato.

Come recitava la copertina del numero di giugno di DdP – Direzione del Personale

non è più il tempo di personalismi: il leader di oggi si mette a disposizione della collettività, favorisce la condivisione e sa fare un passo indietro, se necessario’.

Attualmente ho quasi terminato il Master in Gestione delle risorse umane ed organizzazione del lavoro presso l’Università degli studi di Udine e lavoro come HR Generalist presso il Gruppo Chiurlo, occupandomi oltre alla ricerca e selezione e supporto nella gestione del personale, anche di formazione, comunicazione interna ed employer branding.

L’ambito HR come quello della comunicazione e divulgazione mi appassionano molto, avendo anche avuto un passato nel marketing. Così ho pensato a come poter coniugare i due lati, con un tocco personale e creativo… Et voilà. Ecco che la bozza informe dietro a Giada’s project ha iniziato a prendere man mano forma.

Il perché di queste interviste in ambito HR e non solo

Ma qual è l’obiettivo di queste interviste? Il mio desiderio è quello di condividere qualche spunto per chi si affaccia al mondo delle risorse umane, vi opera già o ne è appassionato.

Punto a raccontarne la storia ed il percorso professionale delle diverse figure che intervisterò, conoscerne i differenti tipi di approccio, così da poter magari imparare dalle esperienze altrui e/o conoscere altre persone con le quali condividere un interesse, ma anche una passione.

Questo anche per mostrare che non tutti i percorsi sono lineari e per offrire punti di vista differenti.

Chi saranno le persone che andrò ad intervistare? Tante e varie. Da HR Manager, a esperti nel settore della formazione, a consulenti, a specialisti di grandi e piccole realtà, provenienti da settori differenti tra loro. La mia idea e speranza è quella di continuare nel tempo e di offrire delle possibilità di sinergia, condivisione e di aiuto a chi leggerà questi brevi scambi.

Ora basta parlare e iniziamo a scrivere. La prima intervista uscirà a breve.

Se avete qualche nominativo da suggerirmi ben venga, ditemelo pure! Se avete qualche commento, critica, suggerimento o curiosità, anche 😉

A presto Giada

soft skill

Soft skill: ecco perché sono così importanti

Spesso sentiamo di parlare di soft skill. Soft skill qua, soft skill là, percorsi per sviluppare le soft skill del momento e via discorrendo. Rispetto a una decina di anni fa, ma anche meno, queste caratteristiche hanno visto aumentare la loro importanza sia durante le fasi di colloquio, ma anche durante l’inserimento in azienda e lungo tutto il percorso professionale all’interno di una realtà.

Cosa sono le soft skill?

Come recita Adecco, le soft skill potrebbero essere tradotte in italiano come le “abilità personali” e, aggiungerei, trasversali. In particolare, il concetto dietro al termine anglofono Soft Skill fa riferimento a tutte quelle competenze legate all’intelligenza emotiva, alle abilità naturali che ogni individuo ha. Più in generale, sono contrapposte alle competenze tecniche di un dato lavoro e/o settore. Se da un lato troviamo le hard skill, specifiche per ogni settore e ruolo, come il disegno tecnico, la gestione delle reti, la capacità di sviluppare le paghe, dall’altro troviamo le soft skill, competenze più trasversali, importanti a tutti i livelli e settori, ad esempio la gestione del tempo, lo spirito critico, la capacità di lavorare in team, le capacità manageriali…

Perché sono così importanti?

Le soft skill hanno una valenza di rilievo in una persona, in un candidato e in un dipendente, perché il lavoro sta diventando sempre più complesso. La sempre più spinta digitalizzazione, l’apparizione di nuovi ruoli e mansioni e la scomparsa di altri, le acquisizioni, le dimensioni aziendali, il lavoro da remoto, la globalizzazione. Solo qualche esempio per spiegare che probabilmente lo stesso lavoro svolto oggi è molto differente rispetto a quello di venti, trenta, ma forse anche solo di cinque anni fa. Basti pensare alle innovazioni e automazioni, alle procedure gestibili online, alle app…

Il lavoro è diventato ‘liquido’ e ‘fluido’ sia in termini di attività che di tipologie e tempi. Quando si cerca uno specialista con esperienza le competenze sono quasi date per scontate. Chiaramente vengono testate ed approfondite, ma anche l’aspetto più caratteriale e psicoattitudinale ha un peso molto elevato. Nei confronti di una figura junior o senza esperienza, si predilige spesso l’attitudine.

Per parafrasare le parole che ho spesso sentito dire un responsabile con la quale ho il piacere di collaborare, è meglio avere un lavoratore che sa fare il suo lavoro, magari con qualche punto da approfondire, ma che si integra bene in un gruppo ed è disponibile, rispetto a un genio del mestiere, ma ingestibile. Ovviamente questo non vale nel 100% dei casi, ma in una buona maggioranza sì.

Qualche esempio

Gestire le persone all’interno di un’azienda (ma lo stesso potrebbe dirsi per una realtà sportiva, un’associazione, una cooperativa…), non solo come reparto HR, ma anche come responsabili e come collaboratori, è un’attività delicata che ha necessità di giusti equilibri. Ogni azienda poi ha le sue caratteristiche e i suoi valori ed è essenziale trovare delle persone allineate al mood aziendale.

Per fare qualche esempio, una realtà dove il lavoro è gestito da squadre sarà importantissimo saper collaborare, lavorare in gruppo e comunicare. In realtà, invece, molto spinte verso l’innovazione e verso tutto ciò che è nuovo e futuristico si cercheranno persone con una visione innovativa, come capacità di growth thinking, con propensione al cambiamento. In ultimo, in una realtà che opera con soggetti fragili, saranno essenziali skill come empatia, capacità di ascolto, pazienza e attenzione.

Le soft skill del futuro

A mio modestissimo parere le soft skill che andranno per la maggiore nei prossimi anni, oltre a quelle più diffuse, saranno:

  • empatia
  • gentilezza
  • curiosità
  • creatività
  • resilienza

Perché penso a queste? Perché il mondo del lavoro sta cambiando ed è cambiato, perché le aziende si sono accorte che, oltre alla paga, ci vuole altro, perché le persone hanno iniziato a valutare cosa vogliono davvero, a dare un peso sempre più elevato al benessere sul luogo di lavoro e nella vita, oltre al famoso work-life-balance. Basti pensare a quanto è capitato e sta capitando in questi due anni, accresciuto dalla pandemia. Le priorità sono variate e le persone cercano aziende sempre più umane, così come le aziende – o perlomeno una buona parte – cercano anche buone persone, non soltanto buoni tecnici, contabili, ecc.

Concludendo, in un mondo dove siamo spinti al cambiamento (perché la vita è una sola, perché c’è la costante volontà di crescere e migliorarsi, ma anche perché spesso i contratti offerti sono a scadenza, un po’ come il mio amato yogurt Vipiteno) il mio unico augurio è quello di essere curiosi, flessibili, aperti a quello che verrà, mantenendo vivo il lato umano che ci caratterizza.

Qualche piccolo spunto pratico per restare aperto e pronto al cambiamento lo puoi trovare qui.