Giovanni Tavaglione coach e founder I.R.A. per Giada's Project

L’ascolto per motivare e cambiare – Intervista a Giovanni Tavaglione, coach e fondatore di I.R.A.

Giovanni Tavaglione, coach internazionale con 23 anni di esperienza, fondatore e direttore di I.R.A. – Inner Rainbow Academy, autore, editore e partner del Team Petrosyan, dove in particolare supporta il campione del mondo Giorgio Petrosyan per la preparazione mentale ai match.

Giovanni Tavaglione coach e founder I.R.A. per Giada's Project
Giovanni Tavaglione coach e founder I.R.A. per Giada’s Project

Ciao Giovanni, grazie per la disponibilità, è un piacere e un onore poterti intervistare. Per chi ancora non ti conosce, puoi raccontarci qualcosa in più su di te e sul tuo percorso?

Piacere mio Giada! Grazie mille a te per l’intervista!

Il mio percorso nasce dall’amore totale per ciò che ho la fortuna di poter fare e che ho sempre sognato: aiutare le persone ad ascoltarsi e a valorizzare il proprio talento in azienda, nello sport e nel sociale. Per riassumere potrei dirti che il mio percorso sembra un vaso kintsugi dove ho imparato ad incollare le crepe con il materiale più prezioso che conosco: l’ascolto! Ho una donna meravigliosa che è sempre al mio fianco insieme ai nostri 5 figli. Amo allenarmi marzialmente al mattino presto per prendermi cura del corpo con una delle più grandi passioni della mia vita: le arti marziali! Il tempo della giornata mi vola e mi rendo conto che, con il passare degli anni, la luce negli occhi aumenta: secondo me un termometro fondamentale per monitorare la nostra salute!

Ho letto che fin da bambino sei sempre stato interessato all’ascolto e all’aiuto del prossimo. Ti immaginavi già allora che saresti diventato il professionista che sei oggi?

Fin da piccolo sognavo esattamente la vita che sto vivendo. Tanti si guardano indietro, magari con dei rimpianti e con dei sensi di colpa. Per quanto mi riguarda so di aver costantemente dato tutto per quello in cui credo e ho visto nelle migliaia di sacrifici fatti, il piacere di seguire fino in fondo ciò che la mia anima mi ha chiesto, mi chiede e continua a chiedermi.

Sei il fondatore di I.R.A. – Inner Rainbow Academy. Apprezzo la scelta del nome e l’idea di un arcobaleno all’interno delle persone. Da dove nasce I.R.A. e che percorsi formativi offre?

I.R.A. (Inner Rainbow Academy) nasce da un mio sogno nel cassetto: creare un luogo dove le persone possano darsi il permesso di andare incontro al proprio talento e dargli l’opportunità di manifestarlo.

Ho sempre amato la città di Udine perché avendoci lavorato fin da molto piccolo ho ritrovato quei valori che sento miei: la coerenza fra dire e fare, la voglia di rimboccarsi le maniche, la concretezza e l’integrità!

La Inner Rainbow Academy è il luogo dove un atleta professionista può prepararsi per il match più delicato dell’anno, dove si organizzano eventi ad alto impatto aziendale, dove si può lavorare con il coaching personalizzato davanti ad uno specchio, dove un imprenditore può scaricare le proprie tossine con i guantoni e un sacco fino al farsi la doccia per rigenerarsi!

La Inner Rainbow Academy forma i Coach e i Mentor del futuro, genera training personalizzati per le aziende per lo sviluppo delle competenze, dà vita ad eventi mirati allo sviluppo di un patto di squadra, sostiene a livello individuale imprenditori, manager, atleti, medici, operai e tutti coloro che vogliono lavorare su di sé nei momenti dove il livello di stress è più alto e dove è necessario farsi trovare lucidi quando la pressione sale.

Ti interfacci con realtà aziendali e atleti di tutto rilievo, oltre all’ambito sociale. C’è un trait d’union che lega questi ambiti, a prima vista molto differenti tra loro?

Azienda – Sport – Sociale per me sono 3 connettori quotidiani. Ti faccio un esempio: i libri scritti magari con campioni dello sport e imprenditori sui temi nevralgici della consapevolezza comportamentale hanno poi dato supporto al CRO di Aviano nell’ambito della ricerca sul cancro o ad esempio alla Terapia Intensiva Neonatale del Burlo Garofolo.

Ogni giorno per me questi 3 ambiti si uniscono con azioni che mi permettono di andare incontro alla mia missione: dare tutto quello che ho per aiutare le persone a scoprire quanta luce possono generare attraverso la porta magica dell’ascolto!

Qual è lo scoglio più grande che trovi nel momento di passaggio, come dici tu, lungo il ponte Dire-Fare?

Dire-Fare per me diventa uno scoglio solo quando non si ha chiaro per cosa si lotta ogni giorno. Imparare ad ascoltare le mie emozioni, ha significato nel tempo aprire la porta dell’intuito per scoprire la mia visione, per farla poi diventare obiettivi e piani d’azione. Lo scoglio dire-fare si manifesta ogni volta in cui una persona lavora su obiettivi in cui in fondo in fondo non crede.

Quindi per me dire-fare significa:

  • parlare solo quando sono sicuro
  • evitare di generare false aspettative
  • far parlare i fatti
  • prendermi il mio tempo per ascoltarmi.

Nei tuoi 23 anni di esperienza come hai visto cambiare le insicurezze, le ansie e le fragilità delle persone?

Per imparare ad osservare i cambiamenti delle insicurezze, delle ansie e delle fragilità delle persone, ogni giorno per me è fondamentale riconoscere le mie. Negli ultimi anni tante apparenti certezze sono vacillate e noi tutti inevitabilmente abbiamo fatto i conti con fragilità che tante volte rischiamo di evitare o di negare. Ritengo quindi che questo periodo possa essere un’occasione enorme per imparare a dare dignità di esistere alle proprie emozioni e alle proprie fragilità in quanto possono diventare una porta d’ingresso straordinaria che ci fa entrare nella stanza dei nostri reali bisogni del ‘qui ed ora’.

A tuo avviso che ruolo giocano i social network nella ricerca di sé stessi e nell’attivazione di un cambiamento, sia in positivo che in negativo?

Ritengo che i social network rappresentino un grande rischio e una grande opportunità a seconda di come vengono utilizzati. Diventano un potenziale narcotico compensativo quando la persona ha una consapevolezza comportamentale bassa, ma allo stesso tempo possono diventare un’occasione straordinaria di sublimazione e di ricarico energetico se la persona è in grado di comunicare con sé stessa e con gli altri.

Che consiglio daresti a una persona che si sente in un momento di ‘blocco’ nella vita personale o professionale? Qual è il primo passo da fare?

Il primo consiglio che darei ad una persona che vive un blocco è quello di dare un nome all’emozione che prova, localizzare nel corpo la parte dove la vive in modo più evidente e scriverla nel proprio diario di bordo perché è proprio da questa piccola azione che quel blocco nel tempo può diventare una risorsa impensabile.

Per te lo sport ha un ruolo fondamentale. Dove trovi la motivazione per continuare, anche quando risulta difficile o hai poco tempo a disposizione?

Lo sport quotidiano per me è un bisogno prima di tutto: è come bere, mangiare e dormire. Quindi anche quando le forze vengono meno, emerge il piacere di alzarmi per fare qualcosa che amo e che so mi darà energia per affrontare la giornata e nutrire il corpo.

Sei anche autore di due libri, “Un viaggio Straordinario”, sul coaching e mental training con il maestro delle arti marziali, Giorgio Petrosyan, e “LockMind” sulla gestione dello stress in tempi di pandemia. Hai qualche altro testo in cantiere?

I prossimi libri sono: La Voce del Silenzio (pronto per la stampa) che entra nel cuore della storia di un imprenditore siciliano che ha seguito di un imprinting molto duro ha perso la voce e trova nel perdono uno strumento magico per imparare ad amarsi!

Sto lavorando al libro Risorse Umane: Mission IM-POSSIBILE con Direttori del Personale di altissimo livello per scoprire l’importanza di ritrovare il coraggio di affrontare sfide complesse per amore di ciò in cui si crede, dimostrandolo attraverso i fatti.

In più in ognuna delle tante Academy attive a livello nazionale e internazionale realizzeremo i libri costruito con ogni azienda per dare valore ad un vero e proprio Viaggio Straordinario che nei testi riveleranno delle storie emozionanti da lasciare con gli occhi spalancati per molto tempo!

Da cosa ti lasci ispirare?

Mi lascio ispirare dal momento presente che ogni giorno mi sorprende e mi regala la gratitudine di poter vedere, respirare, sentire e ascoltare!

Grazie Giovanni.

Alla prossima intervista per Giada’s Project, intervisti agli esperti delle HR e non solo.

Iara Cantarutti, HR Manager Ergon Group per Giada's Project

Cosa significa essere HR Manager oggi? -Intervista a Iara Cantarutti, HR Manager di Ergon Group

Ciao Iara, bentrovata e grazie per la tua disponibilità. Vista la tua lunga ed importante esperienza nel settore delle risorse umane, mi piacerebbe sapere cosa ti ha spinta ad avvicinarti a questo ambito fino a diventare HR Manager.

Ciao Giada, per me è un onore essere una delle tue testimonial del nuovo blog incentrato sulle risorse umane, grazie per il coinvolgimento! Complimenti per l’iniziativa, è importante dar voce a questo pezzo di mondo (quello HR) che spesso ancora non viene valorizzato come invece si dovrebbe. Inizio a rispondere alla tua intervista tuffandomi nel passato per riemergere nel presente!

Quando e perché è scattata la scintilla? Al terzo anno di università per caso (oggi aggiungo anche “per mia fortuna “!). Nella lunga lista degli esami facoltativi individuo quello di diritto del lavoro, mi dico “sarà noioso da paura ma proviamoci, può sempre tornare utile avere una base giuslavorista quando prima o poi entrerò nel mondo del lavoro”, lo frequento tutt’un fiato e mi si illumina la strada verso il futuro. Finalmente avevo capito quale volevo fosse la mia dimensione lavorativa: le Risorse Umane! Il mondo del lavoro stava attraversando un momento di passaggio e la figura dell’HR come la intendiamo oggi era ancora un miraggio.

Dopo tre anni di lavori precari e di fatto “tampone” perché, seppur formativi, non rispecchiavano esatta il mio sogno, sono finalmente approdata in Agenzia per il Lavoro. Non mi poteva capitare occasione migliore per costruirmi una panoramica HR più completa e complessa di questa. Ovviamente grazie Maw per avermi dato la fiducia (la mia esperienza era zero assoluto) e l’opportunità di lavorare imparando ed aggiungo pure divertendomi!

Dopo oltre 11 anni presso un’agenzia per il lavoro, MAW, sei diventata HR Manager di Ergon Group. Com’è stato il passaggio? Quali sono state le grandi differenze, ma anche le similitudini che hai riscontrato?

Ad inizio 2022 ho sentito dentro di me una forte necessità di costruirmi una specializzazione attraverso un percorso crescita professionale orientato al mondo Azienda. Non è stato semplice maturare questa consapevolezza perché significava tagliare il cordone ombelicale con Maw e soprattutto allontanarmi dalle persone facenti parte dei Team che gestivo, che negli anni avevo selezionato, fatto crescere e creato con loro una famiglia lavorativa. Elaborato questo stato d’animo, a febbraio mi sono candidata all’annuncio di Ergon Group, inizialmente senza farmi molte illusioni in quanto il mio profilo era molto carente delle competenze tecniche richieste. Subito invece vengo contattata e dopo due lunghissimi mesi di selezione, a cui mi sono aggrappata con tutta me stessa perché fin dal primo colloquio avevo sposato vision, mission e valori di Ergon, sono finalmente entrata a far parte di questa nuova famiglia. Nella ricerca di una nuova opportunità lavorativa per me era fondamentale condividere questi tre principi cardine poiché considero il lavoro parte integrante della mia vita, nella mia azienda devo potermi sentire me stessa, esprimere i miei principi, sentirmi parte integrante dell’organizzazione e sposarne il pensiero che sta alla base del vivere quotidiano.

Iara Cantarutti, HR Manager Ergon Group per Giada's Project
Iara Cantarutti, HR Manager Ergon Group per Giada’s Project

Differenze tra le due esperienze? Ce ne sono eccome! E sono quelle che mi regalano tantissimi stimoli. Intendo: organizzazione chiara (esiste un organigramma dettagliato!! Scusa Giada l’entusiasmo ma ho imparato da pochi mesi a non dare nulla per scontato, nemmeno l’ABC!), job title coerenti con livelli e responsabilità, mansionari, procedure aziendali rilasciate dall’organo preposto della qualità, sono alcuni esempi. Se vogliamo parlare del mio ruolo, ricoprendo la funzione di HR la mia mission è mettermi a disposizione dei colleghi occupandomi (e preoccupandomi) della loro felicità lavorativa. Potrebbe sembrare banale?? Fidati che non lo è, per nulla, perché significa intraprendere ogni giorno azioni, non sempre facili, e prendere decisioni delicate ma necessarie per rispondere a tutte le loro necessità. Quindi fammi dire che fa la differenza che ci sia o non ci sia questa funzione in azienda! Soprattutto in una azienda di medie dimensioni.

Purtroppo, nella mia esperienza precedente l’assenza di questo ruolo e la mancanza di un piano strategico HR li ho sofferti parecchio. Traggo la conclusione che non è né la dimensione né il fatturato di una azienda che rende più appetibile una esperienza lavorativa rispetto ad un’altra, soprattutto nel contesto storico attuale. Le persone oggigiorno pesano maggiormente il coinvolgimento nelle scelte aziendali, l’ascolto da parte della Direzione, la chiarezza di ruolo, e non in ultimo un percorso di crescita trasparente e coerente con le proprie aspettative.

Similitudini riscontrate fra le due realtà francamente poche poiché riflettono logiche e culture molto diverse.

A tuo parere, quali sono le caratteristiche essenziali che un HR manager deve avere?

Ho intrapreso da poco questa nuova esperienza in questo ruolo quindi non posso considerarmi un guru! Ma avendo conosciuto tantissimi HR manager in questi ultimi 12 anni sicuramente posso affermare che alla base deve esserci una forte capacità di visione d’insieme. Mi spiego: l’HR manager deve avere piena cognizione e padronanza del business aziendale poiché è questo che successivamente guida le scelte anche in ambito HR.

Se parliamo di soft skills, sicuramente è importante un buon mix di ascolto e mediazione, oltre che una spiccata dote di sensibilità nel captare quotidianamente gli stati d’animo dei componenti dell’organizzazione al fine di trovare un buon compromesso tra obiettivi individuali e obiettivi aziendali. Gli imprenditori se vogliono aver realmente successo devono cedere di fronte all’evidenza che l’HR manager è una funzione di staff essenziale e strategica. Ed anche “chi” la ricopre fa la differenza, la passione per questo mestiere è l’ingrediente principale. Ricordiamoci inoltre che la partita si vince o si perde in funzione delle spiccate capacità dei singoli componenti della squadra ma anche della bravura dell’allenatore nel compiere le scelte giuste!

Hai un mantra o una frase che guida il tuo lavoro e le tue giornate?

Mi piace ricordare questa citazione di H. Ford:

𝒫𝓊𝑜𝒾 𝒻𝒶𝓇𝑒 𝓆𝓊𝒶𝓁𝓈𝒾𝒶𝓈𝒾 𝒸𝑜𝓈𝒶 𝓈𝑒 𝒽𝒶𝒾 𝑒𝓃𝓉𝓊𝓈𝒾𝒶𝓈𝓂𝑜. ℒ’𝑒𝓃𝓉𝓊𝓈𝒾𝒶𝓈𝓂𝑜 𝑒̀ 𝒾𝓁 𝓁𝒾𝑒𝓋𝒾𝓉𝑜 𝒸𝒽𝑒 𝓅𝑒𝓇𝓂𝑒𝓉𝓉𝑒 𝒶𝓁𝓁𝑒 𝓉𝓊𝑒 𝓈𝓅𝑒𝓇𝒶𝓃𝓏𝑒 𝒹𝒾 𝑒𝓁𝑒𝓋𝒶𝓇𝓈𝒾 𝒻𝒾𝓃𝑜 𝒶𝓁𝓁𝑒 𝓈𝓉𝑒𝓁𝓁𝑒. 𝒞𝑜𝓃 𝑒𝓈𝓈𝑜, 𝒸𝒾 𝓈𝑜𝓃𝑜 𝓁𝑒 𝓇𝑒𝒶𝓁𝒾𝓏𝓏𝒶𝓏𝒾𝑜𝓃𝒾. 𝒮𝑒𝓃𝓏𝒶 𝒹𝒾 𝑒𝓈𝓈𝑜 𝒸𝒾 𝓈𝑜𝓃𝑜 𝓈𝑜𝓁𝑜 𝒶𝓁𝒾𝒷𝒾.” 

Quali sono gli aspetti più positivi del ruolo di HR manager? Quali invece quelli più complessi?

L’aspetto estremamente positivo in primis è il contatto diretto con la Direzione, questo permette all’HR manager di essere parte attiva ed integrante di tutti i processi aziendali, di avere un confronto immediato con la Direzione che ha come diretta conseguenza l’eliminazione del rischio di incagliarsi nei passaggi di mezzo, di poter essere artefice del cambiamento e dell’evoluzione dell’azienda, di portare l’azienda a crescere in termini di fatturato attraverso le competenze delle proprie persone.

Le complessità del ruolo di HR manager derivano spesso dal fatto che nasce come funzione collante fra i diversi stakeholder dell’organizzazione, e come tale deve garantire un bilanciamento perfetto fra le scelte della Direzione e le necessità dei singoli componenti attraverso un ascolto molto attento di tutte le voci a garanzia di un beneficio ad ognuno di essi.

Cosa consiglieresti ad una persona che vorrebbe approcciarsi al mondo delle risorse umane?

Quando in Maw sostenevo i colloqui di selezione dei miei futuri collaboratori trasferivo loro sempre un messaggio ben preciso: questo lavoro non è adatto a tutti, come si è soliti pensare. Sembra così semplice dall’esterno! L’HR riceve CV, li legge, convoca i candidati e li valuta a colloquio, li assume. Passaggi che può fare chiunque, si è portati a pensare! Non è assolutamente così.

Ad oggi ancora non c’è una vera e propria Laurea in HR, ci sono lauree umanistiche affini che possono fungere da base. Quindi le competenze specifiche del ruolo si possono acquisire sul campo (come è successo a me) oppure attraverso successivi Master in ambito HR. Ma ciò che realmente fa la differenza tra un bravo HR ed uno che lo prende come un lavoro qualunque è la grande passione per questo magico mondo! Quindi consiglio sicuramente, se c’è anche mezza propensione, di provarci, con la consapevolezza che in itinere ci si può rendere conto che sarà il lavoro della vita oppure (senza colpevolizzarsi) che sarà meglio intraprendere un’altra strada e di certo non casca il mondo.

Lavorare nel mondo HR è una vocazione e come tale prevede una dedizione 100% in termini di energie profuse verso il prossimo, anche oltre il canonico orario lavorativo.

Si parla spesso di social recruiting. Qual è la tua esperienza con i social e quali secondo te sono i migliori in questo momento?

Non mi sento molto confidente con il mondo social, mi definisco infatti una boomer per utilizzare un termine contemporaneo! Però mi sento di sponsorizzare LinkedIn come veicolo per reclutare candidature interessanti (tra l’altro l’esperienza personale ne conferma l’efficacia in quanto mi ha aiutata a trovare questa opportunità in Ergon Group). Spero che il buon senso di ognuno di noi ci aiuti a non traghettare questo social verso la decadenza… abusandone e riducendolo a vetrina per tematiche non inerenti al mondo del lavoro.

Grazie di cuore Giada per avermi dato l’opportunità di condividere la mia esperienza e spero di aver regalato emozioni positive ed ispirazione a chiunque sia in questo momento in procinto di intraprendere un percorso nelle Risorse Umane!

Grazie a te Iara, penso tu l’abbia fatto.

Alla prossima intervista di Giada’s Project.

Angelo Rillo aka Il Candidato Ideale per GIada's Project - Interviste agli esperti delle HR e non solo

Tutta la scomoda verità sul mondo del lavoro – Intervista a Angelo (Il Candidato Ideale) Rillo

Ciao Angelo (il Candidato Ideale). Grazie per la tua disponibilità. Ti confesso che godi di tutta la mia stima e che ti seguo da tempo, ancor prima di diventare HR (e comunque ti seguo lo stesso 😊 cercando di fare tesoro dei tuoi insegnamenti e, nel mio piccolo, di essere un HR migliore di alcuni con cui ho avuto a che fare in passato). Ci racconti qualcosa in più su di te?

Ciao Giada prima di tutto ti ringrazio per avermi contattato. È sempre un piacere confrontarmi con una professionista delle risorse umane!

Devo raccontarti qualcosa in più di me?

Guarda in realtà sono un ragazzo normalissimo 😀 nonostante sia riuscito a creare un piccolo alone di mistero intorno al personaggio “Il Candidato Ideale”, la verità è che sono il tipico ragazzo del sud Italia. Ho lasciato casa a 19 anni per fare l’università al nord, mi sono laureato in e poi ho dovuto affrontare il mondo del lavoro come tutti.

Non è stato affatto facile, ma in fondo lo è per qualcuno?

Al momento, curo la comunicazione per una società di consulenza e nei ritagli di tempo porto avanti il mio piccolo progetto “Il Candidato Ideale”.

Angelo Rillo Il Candidato Ideale per Giada's Project
Angelo Rillo aka Il Candidato Ideale per Giada’s Project – Interviste agli esperti delle HR e non solo

Da dove è nato l’interesse per il copywriting e per la creazione di contenuti?

Bella domanda.

Ma devo farti una premessa: ho iniziato a scrivere come soluzione “terapeutica”. Ho avuto un momento che potremmo definire di “depressione” / “smarrimento” qualche anno fa, ed una terapista mi consigliò di scrivere un diario e di fare degli esercizi di scrittura tutti i giorni. Funzionò. Stavo meglio.

Sapevo che la scrittura era un’arma potente, ma non sapevo come usarla.

Poi durante un master online in digital marketing ho incontrato ufficialmente il “copywriting”. Fu amore a prima vista, volevo saperne sempre di più e mi piaceva tantissimo.

Per quanto riguarda la creazione di contenuti è una cosa che ho sempre fatto. Alle scuole superiori ero il nerd che creava schemi, mappe mentali, riassunti, e tutti volevamo farsi le fotocopie dei miei appunti – ma io ero stronzo e mi facevo sempre offrire la pizza, la bibita e il caffè.

Quindi per farla breve, quando ho scoperto il “copywriting” è stato naturale mettere tutto insieme. Avevo finalmente trovato il “filo rosso”.

Condividi qualcosa che in pochi realmente vogliono dare: la verità. Quanto costa farlo?

Parlare di verità in realtà NON è difficile.

Molti NON lo fanno perché hanno paura delle conseguenze dell’esporsi. E li capisco.

Infatti “Il Candidato Ideale” è nato proprio per questo, per raccontare le verità scomode sul mondo del lavoro che nessuno ha il coraggio di dire.

Nella mia visione iniziare “Il Candidato Ideale” doveva essere semplicemente un MEZZO.

Volevo creare una community dove tutti potessero raccontare il marcio dietro colloqui di lavoro, aziende, etc. per rendere le PERSONE (e soprattutto i neolaureati) più CONSAPEVOLI.

Per fortuna ultimamente c’è molta più consapevolezza rispetto a questi temi, e ci sono tanti divulgatori (HR professionisti) molto più bravi di me che lo fanno quotidianamente.

Ecco, l’importante è che se ne parli. Sono contento che di dare il mio piccolo contributo alla causa.

Qual è stata la più grande scottatura che ti ha ‘regalato’ il mondo del lavoro?

La differenza abissale tra “aspettative” e “realtà”.

E in particolare le retribuzioni economiche che il mercato italiano offre.

In Italia gli stipendi sono TROPPO BASSI. Io ero uno di quelli che pensava che “studiando e laureandosi con un bel volto” avrebbe guadagnato “tanto”. Mi sbagliavo 😀

Sto ancora cercando di risolvere questo REBUS! E proprio perché l’argomento SOLDI in Italia è ancora un tabù andrebbe esasperato. Ecco mi hai dato un’idea per i miei prossimi articoli! Parlerò di soldi. Grazie.

Ma il Candidato Ideale (oltre a te) esiste davvero?

Una volta ho letto un post su LinkedIn che mi colpì molto (purtroppo non ricordo l’autore), era una cosa del tipo: “Se il candidato che cercate avesse realmente tutti i requisiti dell’annuncio di lavoro, l’azienda NON se lo potrebbe permettere”.

Il Candidato Ideale NON esiste, e soprattutto NON serve.

Servono persone in gamba, curiose, e che vogliano dare un impatto positivo nel mondo. Questo serve oggi.

Di questi tempi il lavoro si trova, si crea o si attrae? Secondo te LinkedIn e affini che ruolo hanno in tutto questo?

Al giorno d’oggi trovare lavoro è diventato più complicato rispetto a prima. Sono cambiate le regole del gioco. La competizione è aumentata. Quando un mercato “evolve” diventa sempre più difficile “emergere” e per farlo è necessario “differenziarsi”. Quindi per rispondere alla tua domanda, si portano avanti tutte e 3 le strategie che hai citato.

  • Il lavoro si trova? Sì, presentandosi alle aziende giuste e con le competenze adatte. Facendo una selezione maniacale delle aziende che ci interessano, ed evitando la pesca a strascico.
  • Il lavoro si crea? Sì, nel modo in cui stai facendo tu ad esempio (hai aperto il tuo blog, la tua pagina IG – guarda che ti ho stalkerata eh – che potrebbero diventare in futuro una fonte di reddito importante). Vedi l’esempio della grande Fabiana Andreani.
  • Il lavoro si attrae? Sì, comunicando la propria professionalità tutti i giorni, conoscendo persone nuove e facendo networking. Nel mondo del lavoro contano le “conoscenze” ed oggi abbiamo gli strumenti per crearcele.

Vanno portate avanti tutte e 3 le strade (anche perché una non esclude l’altra).

Concludo con una nota su LinkedIn.

LinkedIn per ALCUNI SETTORI (comunicazione, marketing, risorse umane, etc.) è la svolta. Credo tantissimo nel valore di questa piattaforma.

Io dal mio studio, GRATUITAMENTE sono riuscito a costruire una rete di contatti importante, a confrontarmi con tanti professionisti, e ad aumentare le mie competenze.

Senza LinkedIn come avrei fatto? Personalmente dubito che esista una soluzione migliore al momento per emergere come professionista.

Da cosa ti lasci ispirare nella creazione dei tuoi contenuti? (non che il mondo e il mercato del lavoro là fuori non siano sufficientemente interessanti).

Ti condivido il consiglio più prezioso di scrittura che ho ricevuto dal mio mentore.

Ritagliati circa 30 minuti al giorno per leggere LIBRI che non riguardano il copywriting. Considera questa attività parte della tua giornata lavorativa”.

Ti contestualizzo questa frase:

Per imparare a scrivere e creare contenuti NON devi leggere e studiare SOLO libri tecnici. Molte persone sono ossessionate dal voler legger tutti i libri sul copywriting prima di iniziare a scrivere, invece NON funziona così.

Tutte le mie idee di contenuti arrivano al di fuori dei libri di copywriting.

In genere, prendo spunto da conversazioni con persone in carne ed ossa (dicasi MONDO REALE) ma non ho un vero metodo strutturato.

Devo dirti la verità, personalmente mi sento molto portato per la creazione di contenuti, sono più le cose che ho in testa che quelle che riesco a scrivere.

Un consiglio BONUS però voglio lasciartelo:

Un esercizio che faccio sempre è quello di analizzare i post di creator in gamba cercando di capire il “perché” dietro i loro contenuti. Perché hanno scritto quel titolo? Perché hanno usato quell’immagine? Che emozione hanno provato a suscitare nel lettore? Quali argomentazioni hanno usato? Etc.

Insomma fare “reverse engineering” dei contenuti di valore degli altri è un buon esercizio.

Oltre al mondo del lavoro italiano, hai avuto modo di sperimentare anche quello di qualche altro paese estero? Se sì, come ti è sembrato?

Ni, e adesso mi spiego.

Ho fatto 2 esperienze lavorative all’estero:

  1. A 25 anni, ho fatto un anno sabbatico (tra triennale e specialistica) come lavapiatti in UK. Questa esperienza non è correlabile con quello che faccio attualmente. Sono settori troppo diversi, ed eravamo pre-Brexit e pre-Covid. Posso dirti però che in UK c’era la paga minima sindacale che garantisce dignità a tutti i lavoratori. E questa cosa mi piaceva un sacco, il cosiddetto SALARIO MINIMO.
  2. A 28 anni invece, ho lavorato in Francia per la mia tesi sperimentale in un centro di ricerca. Anche lì, la cosa che mi colpì molto fu che dal venerdì pomeriggio NON c’era più nessuno nel centro di ricerca (tranne me ovviamente) e che il lavoro era molto focalizzato sul raggiungimento degli obiettivi. Mentre qui in Italia ti contano le ore che lavori, ho detto tutto.

Però ti ripeto, sono state 2 esperienze singole e molto lontane dal mio contesto di lavoro e settore attuale, e non me la sento di darti un’opinione definitiva!

Tuttavia, se si lavorasse PER OBIETTIVI nelle aziende e ci fosse un SALARIO MINIMO GARANTITO credo che avremmo risolto molti dei problemi attuali.

Resta evidente che il mondo del lavoro in Italia sta affrontando un momento di criticità mai vista. È sotto gli occhi di tutti. Spero che le cose cambieranno in futuro.

Nel tempo libero, che cosa fa il Candidato Ideale?

Mi piace molto passeggiare e/o correre nella natura ascoltando podcast, o musica.

Lavorando sempre al PC, mi impongo di fare almeno 1 ora, 2 ore al giorno all’aria aperta.

Ultimamente con la possibilità di lavorare da remoto sto riscoprendo la tranquillità del paesino e della campagna.

Come tutti, sto cercando di lavorare sul mio nuovo equilibrio vita-lavoro perché questi anni sono stati duri per tutti 😀

P.S. E ovviamente nel tempo libero lavoro sul mio progetto “Il Candidato Ideale”.

Grazie dell’intervista Giada, alla prossima! Ci vediamo su LinkedIn 😀

Grazie mille a te Angelo (il Candidato Ideale) per gli spunti interessanti. Se vuoi provare un po’ di aria di campagna e paesini in FVG ce ne sono molti, posso consigliartene qualcuno. Ci vediamo certamente su LinkedIn.

Alla prossima

Giada (‘s Project)

Ilaria Taviani per Giada's project

Gentilezza, felicità, libertà e volontariato – Intervista a Ilaria Taviani, HRBP e CHO

Ciao Ilaria, grazie per la tua disponibilità. Raccontaci chi sei, cosa fai attualmente e cosa ti ha spinta ad avvicinarti al mondo delle HR.

Ciao Giada, grazie a te, è un piacere. Sono Ilaria, friulana, ho 30 anni e vivo con i miei cani con cui condivido l’amore per la natura e le lunghe passeggiate. Adesso sono una libera professionista e mi occupo principalmente di recruiting, sto portando avanti il progetto aziendale di una cooperativa agricola e collaboro attivamente in un’associazione di volontariato dove aiuto imprenditori in forte difficoltà economica.

L’approccio al mondo HR è nato in quarta superiore. Una recruiter ha fatto un intervento di orientamento al lavoro in classe e sono stata ispirata dal suo approccio easy e con il focus alla persona. Due anni dopo mi trovavo a dover scegliere cosa fare da grande e così ho iniziato un corso di amministrazione del personale che mi ha aperto le porte del mondo del lavoro.

Ilaria Taviani per Giada's project
Ilaria Taviani, HRBP e Chief Hapiness Officer per Giada’s project

Quando ti ho conosciuta, ho apprezzato da subito la tua empatia, solarità e tenacia, aspetti che credo essere fondamentali per chi lavora nelle Risorse Umane. Che altri elementi ritieni essere essenziali per chi opera in questo campo?

Ti ringrazio Giada. Credo che ogni persona porti la sua unicità che emerge quando si sente veramente di poter essere sé stessa in modo autentico nell’ambiente che trova.

Non credo ci sia un mix perfetto di caratteristiche piuttosto una responsabilità e una forte volontà di crescere genuinamente l’altro. Ancora oggi vedo alcuni HR distaccati, formali o ascolto candidati che sulle prime sono diffidenti e iniziano a recitare la parte per essere presi.

Siamo sicuramente in un momento di evoluzione culturale e credo che ora più che mai la nostra responsabilità di HR sia quella di facilitare umanamente la crescita personale per vivere meglio nel team.

Da HR Manager di Friulbräu a HR Business Partner e HR consultant autonoma. Cosa ti ha spinta a questa scelta?

La libertà. Sono da sempre una persona molto dinamica, amo vivere giornate intense e diverse tra loro, amo l’indipendenza e questi due ruoli di oggi sono una fase di transizione per una visione futura di creazione della mia organizzazione.

Credo fortemente nella contaminazione, mi spiego: ogni individuo se resta nel suo territorio conoscerà molto bene il suo posto, ma non riuscirà ad evolvere aggiungendo un pezzo in più che non conosce così come non darà a qualcun altro quel suo pezzo in più.

In questo mondo servono persone che restano, tanto quelle che si muovono è così che può funzionare veramente una crescita. Io faccio parte delle seconde 😊

Detto questo, Friulbrau rimane la mia azienda del cuore, la mia rinascita e un progetto che sta continuando ad andare avanti grazie ad un’altra grande HR perfetta per questa seconda fase.

A tuo avviso che ruolo hanno oggi gentilezza e felicità all’interno di un’azienda/realtà lavorativa?

Fondamentali. Chi vuole essere trattato male e vivere emozioni negative? Potremmo aprire un capitolo di discussione sul come riportiamo in azienda il vissuto dei momenti di apprendimento a scuola. Alla prossima chiacchierata Giada, magari live! 😊

Sei anche volontaria presso Imprenditore Non Sei Solo. Ce ne parli?

Imprenditore Non Sei Solo è una Onlus in cui imprenditori e professionisti aiutano gratuitamente i colleghi. Potrei dirti di quanti concetti manageriali vengono trasferiti nelle classi di formazione, ma il primo obiettivo è proprio quello di aiutare l’imprenditore-persona a risollevarsi come essere umano. I problemi di soldi sono sempre una conseguenza.

Vedo persone trasformarsi, cambiare radicalmente la loro vita o altre che studiando management d’impresa e riescono a rimettere in piedi se stessi, la loro famiglia e l’azienda.

E’ un’organizzazione del bene, un pezzo di mondo sano dove ogni volontario è allineato e abbiamo chiara la nostra missione. E’ divertimento, condivisione, fiducia e amicizia che porta alla crescita di ogni persona che ne fa parte.

Il modello di Imprenditore Non Sei Solo sarà presentato al Parlamento Europeo a settembre e adottato da altri stati europei.

Hai formato ed aiutato a crescere molte persone. Chi è stato il/la tuo/a mentore, se ne hai avuto uno/a?

Ne ho avuti e ne ho tanti. Proprio per il principio della contaminazione e di trasformazione in ogni momento di vita c’è quella persona che ti parla, quell’autore che leggi, quel formatore che ascolti giusto per il tempo in cui ti trovi. Ho una libreria varia, leggo libri di management (S. Sinek e P. Ruggeri i principali), di crescita personale (L. Bourbeau e Krishnananda Amana), alcune biografie e romanzi di viaggi. La formazione e la crescita personale le vedo come una responsabilità individuale prima di aiutare qualcun altro.

Cosa ti motiva maggiormente nello svolgere la tua professione?

Conoscere le persone, le loro storie di vita, aiutarle a vedere la loro parte bella e connetterle ad altre che sono allineate.

Grazie Ilaria per questa carica di gentilezza, felicità e libertà che ci hai dato.

Ci vediamo alla prossima intervista di Giada’s Project.

Se avete qualche nominativo da suggerirmi, fatelo nei commenti 😉 vi aspetto

Giuseppe-Malandrino-per-Giada' s-Project-Interviste HR e non solo

Ironia, empatia e personal branding – Intervista a Giuseppe Malandrino di Diversey

La prima intervista di Giada’s project – Intervisti a professionisti ed esperti delle HR e non solo – ha come protagonista Giuseppe Malandrino, Senior Recruiter – RPO EMEA Diversey.

Giuseppe-Malandrino-per-Giada' s-Project-Interviste HR e non solo

Senza dilungarmi troppo, direi di partire e lasciare direttamente la parola a Giuseppe.

1. Ciao Giuseppe, innanzitutto grazie per la disponibilità e complimenti per la tua carriera. Virgin Active, Amazon, Gi Group, fino ad arrivare a Korn Ferry sono solo alcune delle esperienze professionali che hai avuto. Come si suol dire: tanta roba! Ci racconti qualcosa in più sulla tua storia, da dove sei partito, come sei cresciuto e dove sei oggi.

GM: Lette così sembro uno importante – da fuori le cose fanno sempre un altro effetto immagino… Però grazie! Vediamo, sono nato, cresciuto e partito da Bolzano, città che grazie al suo bilinguismo mi ha insegnato la fortuna della diversità ed il rispetto delle regole.

Ho poi girato parecchio: Firenze, Prato, Grosseto, Milano e Torino sono le principali città dove ho vissuto. In qualcuna per studio, altre per sport (ho giocato a calcio a 5 per anni ad un buon livello) altre per lavoro.

Torino per scelta. Ho svolto qui la specialistica in psicologia e me ne sono innamorato. Ricordo ancora quella domenica in cui, ormai stabili a Bolzano con la mia compagna palermitana, abbiamo visto credo un reel su Torino: magone.

Dopo tre anni di sacrifici tra cui due master e un lavoro a Milano siamo riusciti a tornare, mollando tutto per niente di certo – pensa che ho lasciato un lavoro fatto e finito come psicologo (a Bolzano sanità e terzo settore funzionano) per uno stage a Milano a 31 anni! Sono sempre stato uno che se nelle cose ci crede si entusiasma facilmente…3 anni in un monacale a Corsico con la mia compagna a Torino. Non facilissimo.

Ma era il nostro sogno tornare. E adesso siamo qui in tre.

2. Una domanda che faccio sempre: Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo delle Risorse Umane?

GM: Un’intuizione della mia compagna: al tempo lavoravo tanto con i ragazzi – comunità, progetti individualizzati, supplenze, sportello psicologico… Ero sempre in tuta.

Un giorno, tornando a casa mi fa: “Giù, non ti vedo felice. A te piace la sartoria napoletana e sei sempre in tuta. Perché non ti fai un master e te ne vai in azienda.” Un’epifania. E detto da lei mi è sembrato possibile…

Diciamo che mi aiuta a scoprirmi ogni giorno.

3. Ti seguo da tempo e penso di non essere l’unica a adorare quel mix di competenza, ironia ed empatia che lasci trasparire. Sei sempre stato così?

GM: Ci credi che mi stupisco sempre quanto ricevo apprezzamenti di questo tipo?

Intanto ti ringrazio; competente sicuramente no; frasi fatte a parte ci sono parti del mio lavoro che letteralmente adoro, come alzare il telefono e parlare con uno sconosciuto, dare un feedback, supportare. Se un’attività ti piace, ti prende, credo sia naturale sviluppare con l’esperienza una certa dose di competenza, ma credimi, ne devo mangiare ancora di pastasciutta!

Ironia ed empatia invece mi sento di dirti che mi hanno accompagnato da sempre, alternati a momenti anche abbastanza bui; Alida (N.d.A. la compagna) dice che faccio come i cavalli: mi dimentico del buono e vivo a pieno il momento no come se fosse sempre (stato) così. Come i cavalli perché mi viene lo sguardo vacuo. Credo che empatia e ironia siamo in qualche modo legate a questo aspetto.

4. Quali sono i must-have di un recruiter a tuo avviso?

GM: Ma sai, per come la vedo io, ogni lavoro va interpretato e soprattutto non puoi esimerti dall’essere la persona che sei, prima del professionista.

Io sono così sempre e la mia personalità si rispecchia nel lavoro. Probabilmente in un contesto altamente competitivo, focalizzato sul fatturato a scapito delle persone risulterei quanto meno inadatto.

Per risponderti: per quanto mi riguarda empatia, trasparenza e affidabilità sono la base; il punto vero però è trovare un contesto dove le tue personali competenze/valori siano non solo apprezzate, ma utili.

Ci sono recruiter con personalità, approcci e valori molto lontani da me che risultano benissimo in altri contesti.

5. Quali sono le più grandi difficoltà che trovi o hai trovato facendo selezioni multilingue? Quali sono invece i pregi di non comunicare solo in italiano?

GM: Banalmente, ci sono volte che qualche concetto ti sfugge, vuoi per la pronuncia, vuoi per la cultura di riferimento. Io chiedo sempre chiarimenti, senza timore di sembrare ignorante: si imparano un sacco di cose! Credo di aver risposto ad entrambe le domande…😅

Ah, sono convinto anche che “switchare” tra più lingue tenga allenato il cervello, anche se ogni tanto sembra di averlo messo dentro il frullatore…

6. Quanto conta avere una presenza online e curare il proprio personal branding sia lato recruiter che candidato?

GM: È la base del marketing: puoi anche essere il candidato migliore del mondo, ma se nessuno sa che esisti…

Ne parlavamo poco fa: io e te non ci siamo mai incontrati, eppure tu sei fatta un’idea abbastanza chiara di me grazie alla mia presenza qui. Oggi il contesto è questo; meglio o peggio non saprei. Io sono dell’idea che in generale è bene essere consapevoli, poi ognuno fa le sue scelte.

7. Che consiglio daresti al te sbarbatello pronto ad iniziare il suo primo lavoro?

GM: Mettici entusiasmo. Troppe volte ho avuto la conferma che fa la differenza…

8. Da cosa e da chi ti lasci ispirare?

GM: Dalla mia compagna- incontrarla è stata la fortuna più grande che abbia mai avuto, dalle passeggiate con la musica nelle cuffiette, dalle persone che osservo per ore seduto su una panchina, dal Valentino e da via Roma, dalla corsa, dalle culture nuove, dal mare, dalle storie.

Grazie Giuseppe per la condivisione. Ci vediamo in rete.  

Alla prossima intervista

Giada(‘s project)

punti di domanda

Come scrivere un CV: attenzione a questi 5 punti

Scrivere il proprio CV non è sempre una passeggiata. A volte non sappiamo cosa dire, altre volte abbiamo fin troppo da scrivere e, se lo spazio finisce, è un problema. Tutte le esperienze sono importanti o solo alcune? Su quali competenze focalizzarsi? Le domande in merito al tema CV sono infinite.

Oggi vorrei focalizzare l’attenzione su 5 punti critici da tenere in considerazione quando ci si accinge a scrivere il proprio CV o anche solo ad aggiornarlo o aggiustarlo.

Pronto/a? Andiamo!

1. Il tuo CV è chiaro e facilmente leggibile?

Usa un carattere semplice e professionale, evita cose troppo azzardate (magari se sei grafico o in altri lavori viene apprezzata la creatività e conta molto di più il portfolio del CV, in altri casi invece è meglio optare per un font neutro e pulito). Occhio anche alla grafica, soprattutto ora che si tende spesso a personalizzare il proprio CV con Canva e strumenti simili, fai attenzione ai colori utilizzati, ai contrasti (es. scrivere in rosso su uno sfondo verde non è proprio la migliore delle idee), alla struttura nel suo complesso, se troppo complicata o ricca di dettagli appesantisce il tutto e rende più difficile la comprensione. Ricordati che il troppo stroppia e affatica.

2. Occhio ai refusi

Errare è umano, ci mancherebbe. Però è sempre meglio rileggere il proprio CV prima di inviarlo o caricarlo su qualche piattaforma. Affermare di essere attento/a ai dettagli e lasciare vari refusi lungo il testo non gioca a tuo vantaggio. Purtroppo spesso l’occhio cade proprio sullo sbaglio o sulla mancanza.

Ti consiglio quindi di rileggerlo, magari dopo esserti staccato dallo schermo per un po’ oppure stampandone una copia. Se puoi, fallo leggere a una persona esterna che non l’ha mai visto, certamente ai suoi occhi appariranno cose non più visibili ai tuoi, ormai assuefatti.

3. Rinomina il tuo CV in modo semplice e chiaro

MioCV, ultima modifica, file 0001, copia di copia cv mio, ecc. possono essere parlanti per noi, per chi riceve un file del genere un po’ meno. Mantieni le cose semplici ed evita di creare confusione: rinomina il file in un modo chiaro, per evitare fraintendimenti. Qualche esempio? CV Nome Cognome, Curriculum Vitae Nome Cognome, CV N. Cognome.

4. Inserisci una foto professionale

La foto nel CV non è obbligatoria anche se è data per scontata e spesso viene richiesta. Una immagine del candidato/a aiuta la memoria visiva, è molto più facile infatti ricordarsi di un volto o associare un profilo a una foto. Attenzione però a che foto usi. Pensa sempre che deve rappresentare il/la professionista che sei. Quindi duck face, foto alla sagra della birra, con occhiali da sole, sfondi ambigui, teste mozzate è meglio usarli altrove e non sul CV.

5. Sii breve. Il CV non è la tua autobiografia.

Evita i muri di testo, non stai scrivendo il libro della tua vita o la Divina Commedia 4.0. Sii sintetico/a, focalizzati sui dettagli principali, senza diventare prolisso/a. A nessuno piacciono i CV di 12 pagine e si corre il rischio di perdere dati invece essenziali. Aiutati con elenchi puntati e magari evidenzia i termini chiave.

Di consigli ce ne potrebbero essere ancora tanti, ma non è mia intenzione annoiarti troppo. Avendo fatto alcuni di questi e altri errori e trovandomi a fare uno screening dei CV, vorrei solo condividere la mia esperienza con te, sperando ti torni utile.

Hai altri suggerimenti per un CV efficace?

Fammi sapere la tua esperienza ed eventualmente contattami per un CV check.

Fabiana Andreani Fabiana Manager Career Tips

Perché seguire Fabiana Manager e i suoi career tips

Fabiana Manager aka Fabiana Andreani è una delle poche influencer che seguo, ma che soprattutto mi sento di consigliarti. Esperta di formazione e sviluppo di carriera con oltre 10 anni di lavoro in aziende, Università e Business School. Una professionista del suo settore con due marce in più:

  • 1. tantissima passione per quello che fa
  • 2. spirito non convenzionale, comunicazione 2.0 sui social, capelli fucsia che adoro.
Fabia Manager selfie


Anni liquidi e veloci quelli in cui viviamo, anni molto particolari anche per il mondo del lavoro, tra social, digital nomads, Smart working, mille possibili tipologie di contratti e tante nuove professioni. Districarsi non è proprio un gioco da ragazzi, ma la zia Fabiana fa il possibile per aiutare i giovani e non solo loro.

Perché mi piace così tanto e spesso entro su Instagram solo per vedere se ha pubblicato una nuova storia? Provo a raccontartelo qui di seguito e, secondo me, alla fine vorrai seguirla pure tu.

Career tips per under 35

Fabiana si rivolge soprattutto a un pubblico under 35, fornendo preziosi consigli in ambito formativo e professionale. Aiuta a risolvere problemi, a dipanare dubbi, paure e perplessità di chi si trova alle prese con la scelta dell’Università, di un Master, di chi vorrebbe cambiare percorso lavorativo, di chi desidera reinventarsi o di chi è alle prime armi e non sa come muoversi.

Tips utili, utili e utili, perché non esiste un manuale di istruzione per costruire il proprio futuro, ma si può solo cercare, studiare, impegnarsi, lavorare e soprattutto non arrendersi.

Formato fresco, rapido e accattivante

A volte il mondo del lavoro e la comunicazione HR e aziendale sembrano antiquati, statici e con un leggero strato di polvere in superficie. Non mi piace generalizzare, ci sono anche molti casi virtuosi. Ultimamente, infatti, le cose stanno lentamente cambiando e capita di trovare chi, oltre ad avere esperienza e professionalità da vendere, sa anche come approcciarsi e come comunicare.

Un esempio? Ça va sans dire… Fabiana Manger !

Parla in modo meno convenzionale, più diretto e accattivante sui social. Perché se vuoi parlare a una certa nicchia, devi anche sapere dove trovarla.

Qualche numero di @fabianamanager? +150k follower su TikTok e +100k su IG, non male eh?

Genuinità e professionalità

Professionista, mamma, donna, influencer, fuori dagli schemi, esperta, frizzante… Fabiana è tutto questo e molto altro.

Mi piace molto leggerla ed ascoltarla perché sa infondere una carica positiva, oltre a far sentire compresa ogni persona. Troppo spesso, di fronte ad alcune offerte di lavoro, capita di sentirsi inadeguati, fallati, sempre con qualcosa fuori posto. Fabiana invece racconta ciò che è realmente, ovvero è normale cambiare, voler crescere, provare qualcosa e accorgersi che non fa per noi. Un cambiamento, lavorativo, universitario, personale, ecc., non è da vedersi come un fallimento, ma come una presa di consapevolezza e poi, come spesso dice, si è sempre in tempo a riassestare il tiro.

Sul suo profilo LinkedIn c’è una frase che mi ha sempre colpita molto

“Il tuo futuro è ancora da scrivere”

…e sì, credo che ci siano ancora molte parole da dire e storie da raccontare.

Se non segui ancora Fabiana, ti consiglio di recuperare 😉

Fammi sapere che ne pensi e se hai qualche altro profilo da consigliare.

Alla prossima.

Giada Rochetto personal branding mettici la faccia

Personal branding, ecco la mia storia partita da zero

Penso che avrai sentito pronunciare il termine personal branding (qualche approfondimento qui) tante volte. Non sono qui per insegnarti le tecniche migliori e come svilupparlo, ci sono dei professionisti e professioniste molto competenti in ambito personal branding che ti consiglio di seguire. Vorrei solo raccontarti la mia storia. Una storia di personal branding partita da zero.

Come ho iniziato?

Mettendoci la faccia. Sì, perché oltre a mostrare cosa si sa fare e come lo si fa, è importante mostrarsi. Mettendoci la faccia sarà più facile creare della fiducia, empatia e condivisione con chi ti guarda e ascolta o legge.

Le persone si fidano più delle altre persone e di quello che sanno veramente fare, rispetto a fogli di carta attestanti un titolo, aziende che parlano con linguaggi altiloquenti, distanti dalla realtà.

Non è stato semplice né immediato. La paura di sbagliare, di non avere nulla di interessante da dire, di sembrare sciocca o infantile era sempre in agguato. Soprattutto per me che, fin da piccola, non sono particolarmente avvezza a mettermi in mostra.

Tutti i cammini iniziano con un primo passo. Così, dopo la prima volta, la seconda, la terza, ecc. sono seguite.

Fare un lavoro di personal branding aiuta anche a crescere, conoscersi, accettare le critiche e i pareri contrastanti (perché ce ne saranno e anzi c’è da preoccuparsi se tutti sono d’accordo con quello che dici)…

Ho parlato della mia storia qui:

Farsi conoscere per farsi scegliere.

Per fare qualche esempio:

-Social Media (soprattutto LinkedIn e IG)

-Il mio blog (ci sei dentro yee)

-Rubrica ‘I consigli di zia G.’ per Blud

Post-it positivi dalla zona arancione su IG @ilbrucoconleali

Attività di volontariato digitale come 40 minuti

-Diverse collaborazioni con blog e riviste varie

Cosa mi ha portato questo percorso di personal branding in cui ci metto la faccia?

Mi ha dato la possibilità di conoscere splendide persone, professionisti/e e di creare relazioni di valore. Mi ha aiutata a credere di più in me stessa e nelle mie capacità. Mi ha portato anche dei risultati concreti, delle proposte di lavoro e di collaborazione su più fronti.

Il lavoro da fare è ancora molto, migliorarsi è sempre possibile, ma dall’altro lato è necessario iniziare. Come ho spesso sentito dire ‘Fatto è meglio che perfetto’. Oltre a questo aggiungerei che è importante anche godersi il viaggio, le curve, le soste, le salite e i tramonti.

Per concludere, il mio Personal branding è fatto con una buona dose di empatia, positività e cercando di non prendermi troppo sul serio 😊 ma con coerenza, sincerità e professionalità.


E tu come ti stai muovendo?

wrong way cartello rosso

Tu non sei i tuoi errori. Impara a sbagliare.

C’è un elemento che accomuna tutti noi: l’errore. Indipendentemente da chi siamo, cosa facciamo e dove viviamo, siamo soggetti a errori più o meno casuali e sbagli.

Siamo imperfetti e lo sappiamo, ma tendiamo sempre verso la perfezione. A volte abbiamo addirittura paura di sbagliare per una miriade di motivi. La riprova sociale, il nostro ruolo, il pensiero altrui, la tendenza a non fermarsi mai, la società e le sue dinamiche…

Oltre a questo, siamo anche abituati a credere che un errore, come uno sbaglio, sia l’opposto del successo, della fama e della gloria. In realtà gli errori sono dei mattoncini. Senza di essi, non saremo in grado di costruire il muro che è la nostra vita. Un risultato positivo è stato possibile anche grazie alle cadute passate, agli errori, alle soste e ai cambi di direzione.

Se sei amante dei Lego – o anche se non lo sei, ma senz’alto conosci i mattoncini variopinti – sai che per costruire un progetto, da un’astronave, a un edificio, a un personaggio fantastico, ogni mattoncino è essenziale per il risultato finale.

Invenzioni e scoperte ‘per errore’

Non tutti gli errori vengono per nuocere. Prova a pensare a prodotti come il Gorgonzola, i corn flakes, i fiammiferi, i post-it, fino ad arrivare a Colombo e alla scoperta dell’America. Potresti mai immaginare un mondo senza?

tazza bianca con cereali

Queste scoperte, assieme a tante altre invenzioni, nate dal caso e da un iniziale sbaglio, hanno arricchito la vita, portato dei benefici e ancora oggi continuano a essere una parte fondamentale del nostro vivere.

Da un procedimento sbagliato, all’aggiunta di un nuovo ingrediente, al vedere le cose da un altro punto di vista, al lavoro maldestro di qualcuno. Si è arrivati a dei prodotti nuovi e innovativi, che probabilmente non sarebbero stati scoperti se non ci fosse stato, per l’appunto, un errore.

Gli errori aiutano a crescere

‘Sbagliando si impara’. Quante volte ti è capitato di sentire questa frase? L’errore è un elemento fondamentale nell’apprendimento di una nuova capacità, facoltà e disciplina.

Quante volte cade a terra un bambino prima di sapere camminare in posizione eretta autonomamente? Pensa poi alla scuola e alle correzioni dei compiti. O ancora all’esercizio ripetuto centinaia di volte durante un allenamento, le prove di canto o di chitarra, fino a quando non risulta corretto. O ancora a quando stai facendo le guide in preparazione all’esame della patente. La guida non era poi così fluida e disinvolta, no? (o perlomeno ti confesso che io ero abbastanza goffa all’inizio 😉).

Per apprendere una qualsiasi attività è necessario provare, riprovare, sbagliare, correggersi, fino a migliorare ed eccellere.

Gli errori aiutano a sviluppare un senso critico verso sé stessi e la vita. Credo che soltanto tramite gli errori e il successivo miglioramento e ricerca di una soluzione, si possa crescere e svilupparsi realmente.

Come rimediare ad un errore?

Siamo umani e va da sé che siamo anche imperfetti. Gli errori capitano a tutti, anche ai professionisti e agli esperti di uno specifico settore. L’obiettivo è quello di farne sempre di meno, o meglio, di correggere quelli fatti, trarne una lezione ed evitare di commetterli in futuro.

Secondo me i passaggi essenziali per porre rimedio a uno sbaglio sono quelli che ti elenco qui:

  • Ascolto
  • Riconoscere l’errore
  • Accettare la responsabilità
  • Scusarsi
  • Rimediare

Riconoscere gli errori, scusarsi e porre ove possibile rimedio, aiuta a creare fiducia. Aggiungerei che fa trasparire anche l’umanità che c’è in te o nella tua azienda, servizio. La trasparenza aiuterà ad aumentare anche la tua credibilità e molto probabilmente il cliente o la persona in questione tornerà.

Da errore a un nuovo slancio

L’errore può trasformarsi in una opportunità. Ma sei sicura Giada? Sì, direi di sì.

Se trattato nella giusta maniera può per dare vita a nuove strade. Pensiamo ad esempio al fantomatico error 404 – not found. Hai fatto una ricerca e non sei arrivato dove volevi? Spesso ti trovi semplicemente di fronte a una pagina con l’errore. Altre volte ti appare una pagina personalizzata con suggerimenti per continuare la tua esperienza sul sito e possibili soluzioni.

pagina 404 error not found della Disney con il mostro protagonista di monsters and co

Con la giusta personalizzazione e attenzione, un errore può aprire degli scenari nuovi e condurre al risultato voluto, o addirittura a uno migliore.

Per concludere sapevi che esiste addirittura un’isola chiamata Mistake Island? Se questa notizia ti è nuova, guarda qui.

Se addirittura all’interno di un territorio c’è il termine errore, forse errare non è poi sempre da considerare come qualcosa di inaccettabile. L’importante è non ripetere all’infinito gli stessi errori.  😉

Tu che rapporto hai con i tuoi errori?

Se il piano A non funziona non preoccuparti. Esistono altre 25 lettere.

Niente buoni propositi per il 2021… forse due

🔵 Niente buoni propositi per il 2021.

O forse solo due 🔵

Quest’anno è stato un caos a dir poco.
A sprazzi tinto di un bel pantone nelle tonalità del marrone aggiungerei.

Mi sembra di aver corso tanto, concluso poco e ora mi sento in affanno.

Mi sono riscritta all’università Università degli Studi Niccolò Cusano, ho frequentato vari corsi (da HubSpot Academy al social media training di Luca La Mesa Academy) scritto tanto, letto, approfondito, puntato a rendere sempre più fluente il mio inglese…

Mi sono spaccata la testa con mille domande su cosa sarà e come e quando. Mi trasferirò prima o poi? Arriverà il lavoro che tanto vorrei? Riuscirò a smetterla di affannarmi dietro a tutto e a tutti? Quando finirà tutto questi? E così via.

E alla fine sai che mi dico e che ti dico? Le uniche cose che mi auguro sono:

  • Vivere una vita piena di esperienze e di vedere quante più cose possibili.
  • Apprezzarmi e apprezzare quello che ho.

Il tutto con gentilezza e restando me stessa.

Poi sarà quel che sarà, una via c’è sempre, o quasi.

Per quello che ho imparato fino a qui, il tempo fa il suo corso.

Giada Rochetto non smettere di sorridere
Buona continuazione. Non smettere di sorridere, mai.

Invio questi due auguri anche a te di cuore.

Buon 2021, che sia tutto quello che non abbiamo potuto fare nell’anno passato.