Giuseppe-Malandrino-per-Giada' s-Project-Interviste HR e non solo

Ironia, empatia e personal branding – Intervista a Giuseppe Malandrino di Diversey

La prima intervista di Giada’s project – Intervisti a professionisti ed esperti delle HR e non solo – ha come protagonista Giuseppe Malandrino, Senior Recruiter – RPO EMEA Diversey.

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Senza dilungarmi troppo, direi di partire e lasciare direttamente la parola a Giuseppe.

1. Ciao Giuseppe, innanzitutto grazie per la disponibilità e complimenti per la tua carriera. Virgin Active, Amazon, Gi Group, fino ad arrivare a Korn Ferry sono solo alcune delle esperienze professionali che hai avuto. Come si suol dire: tanta roba! Ci racconti qualcosa in più sulla tua storia, da dove sei partito, come sei cresciuto e dove sei oggi.

GM: Lette così sembro uno importante – da fuori le cose fanno sempre un altro effetto immagino… Però grazie! Vediamo, sono nato, cresciuto e partito da Bolzano, città che grazie al suo bilinguismo mi ha insegnato la fortuna della diversità ed il rispetto delle regole.

Ho poi girato parecchio: Firenze, Prato, Grosseto, Milano e Torino sono le principali città dove ho vissuto. In qualcuna per studio, altre per sport (ho giocato a calcio a 5 per anni ad un buon livello) altre per lavoro.

Torino per scelta. Ho svolto qui la specialistica in psicologia e me ne sono innamorato. Ricordo ancora quella domenica in cui, ormai stabili a Bolzano con la mia compagna palermitana, abbiamo visto credo un reel su Torino: magone.

Dopo tre anni di sacrifici tra cui due master e un lavoro a Milano siamo riusciti a tornare, mollando tutto per niente di certo – pensa che ho lasciato un lavoro fatto e finito come psicologo (a Bolzano sanità e terzo settore funzionano) per uno stage a Milano a 31 anni! Sono sempre stato uno che se nelle cose ci crede si entusiasma facilmente…3 anni in un monacale a Corsico con la mia compagna a Torino. Non facilissimo.

Ma era il nostro sogno tornare. E adesso siamo qui in tre.

2. Una domanda che faccio sempre: Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo delle Risorse Umane?

GM: Un’intuizione della mia compagna: al tempo lavoravo tanto con i ragazzi – comunità, progetti individualizzati, supplenze, sportello psicologico… Ero sempre in tuta.

Un giorno, tornando a casa mi fa: “Giù, non ti vedo felice. A te piace la sartoria napoletana e sei sempre in tuta. Perché non ti fai un master e te ne vai in azienda.” Un’epifania. E detto da lei mi è sembrato possibile…

Diciamo che mi aiuta a scoprirmi ogni giorno.

3. Ti seguo da tempo e penso di non essere l’unica a adorare quel mix di competenza, ironia ed empatia che lasci trasparire. Sei sempre stato così?

GM: Ci credi che mi stupisco sempre quanto ricevo apprezzamenti di questo tipo?

Intanto ti ringrazio; competente sicuramente no; frasi fatte a parte ci sono parti del mio lavoro che letteralmente adoro, come alzare il telefono e parlare con uno sconosciuto, dare un feedback, supportare. Se un’attività ti piace, ti prende, credo sia naturale sviluppare con l’esperienza una certa dose di competenza, ma credimi, ne devo mangiare ancora di pastasciutta!

Ironia ed empatia invece mi sento di dirti che mi hanno accompagnato da sempre, alternati a momenti anche abbastanza bui; Alida (N.d.A. la compagna) dice che faccio come i cavalli: mi dimentico del buono e vivo a pieno il momento no come se fosse sempre (stato) così. Come i cavalli perché mi viene lo sguardo vacuo. Credo che empatia e ironia siamo in qualche modo legate a questo aspetto.

4. Quali sono i must-have di un recruiter a tuo avviso?

GM: Ma sai, per come la vedo io, ogni lavoro va interpretato e soprattutto non puoi esimerti dall’essere la persona che sei, prima del professionista.

Io sono così sempre e la mia personalità si rispecchia nel lavoro. Probabilmente in un contesto altamente competitivo, focalizzato sul fatturato a scapito delle persone risulterei quanto meno inadatto.

Per risponderti: per quanto mi riguarda empatia, trasparenza e affidabilità sono la base; il punto vero però è trovare un contesto dove le tue personali competenze/valori siano non solo apprezzate, ma utili.

Ci sono recruiter con personalità, approcci e valori molto lontani da me che risultano benissimo in altri contesti.

5. Quali sono le più grandi difficoltà che trovi o hai trovato facendo selezioni multilingue? Quali sono invece i pregi di non comunicare solo in italiano?

GM: Banalmente, ci sono volte che qualche concetto ti sfugge, vuoi per la pronuncia, vuoi per la cultura di riferimento. Io chiedo sempre chiarimenti, senza timore di sembrare ignorante: si imparano un sacco di cose! Credo di aver risposto ad entrambe le domande…😅

Ah, sono convinto anche che “switchare” tra più lingue tenga allenato il cervello, anche se ogni tanto sembra di averlo messo dentro il frullatore…

6. Quanto conta avere una presenza online e curare il proprio personal branding sia lato recruiter che candidato?

GM: È la base del marketing: puoi anche essere il candidato migliore del mondo, ma se nessuno sa che esisti…

Ne parlavamo poco fa: io e te non ci siamo mai incontrati, eppure tu sei fatta un’idea abbastanza chiara di me grazie alla mia presenza qui. Oggi il contesto è questo; meglio o peggio non saprei. Io sono dell’idea che in generale è bene essere consapevoli, poi ognuno fa le sue scelte.

7. Che consiglio daresti al te sbarbatello pronto ad iniziare il suo primo lavoro?

GM: Mettici entusiasmo. Troppe volte ho avuto la conferma che fa la differenza…

8. Da cosa e da chi ti lasci ispirare?

GM: Dalla mia compagna- incontrarla è stata la fortuna più grande che abbia mai avuto, dalle passeggiate con la musica nelle cuffiette, dalle persone che osservo per ore seduto su una panchina, dal Valentino e da via Roma, dalla corsa, dalle culture nuove, dal mare, dalle storie.

Grazie Giuseppe per la condivisione. Ci vediamo in rete.  

Alla prossima intervista

Giada(‘s project)

punti di domanda

Come scrivere un CV: attenzione a questi 5 punti

Scrivere il proprio CV non è sempre una passeggiata. A volte non sappiamo cosa dire, altre volte abbiamo fin troppo da scrivere e, se lo spazio finisce, è un problema. Tutte le esperienze sono importanti o solo alcune? Su quali competenze focalizzarsi? Le domande in merito al tema CV sono infinite.

Oggi vorrei focalizzare l’attenzione su 5 punti critici da tenere in considerazione quando ci si accinge a scrivere il proprio CV o anche solo ad aggiornarlo o aggiustarlo.

Pronto/a? Andiamo!

1. Il tuo CV è chiaro e facilmente leggibile?

Usa un carattere semplice e professionale, evita cose troppo azzardate (magari se sei grafico o in altri lavori viene apprezzata la creatività e conta molto di più il portfolio del CV, in altri casi invece è meglio optare per un font neutro e pulito). Occhio anche alla grafica, soprattutto ora che si tende spesso a personalizzare il proprio CV con Canva e strumenti simili, fai attenzione ai colori utilizzati, ai contrasti (es. scrivere in rosso su uno sfondo verde non è proprio la migliore delle idee), alla struttura nel suo complesso, se troppo complicata o ricca di dettagli appesantisce il tutto e rende più difficile la comprensione. Ricordati che il troppo stroppia e affatica.

2. Occhio ai refusi

Errare è umano, ci mancherebbe. Però è sempre meglio rileggere il proprio CV prima di inviarlo o caricarlo su qualche piattaforma. Affermare di essere attento/a ai dettagli e lasciare vari refusi lungo il testo non gioca a tuo vantaggio. Purtroppo spesso l’occhio cade proprio sullo sbaglio o sulla mancanza.

Ti consiglio quindi di rileggerlo, magari dopo esserti staccato dallo schermo per un po’ oppure stampandone una copia. Se puoi, fallo leggere a una persona esterna che non l’ha mai visto, certamente ai suoi occhi appariranno cose non più visibili ai tuoi, ormai assuefatti.

3. Rinomina il tuo CV in modo semplice e chiaro

MioCV, ultima modifica, file 0001, copia di copia cv mio, ecc. possono essere parlanti per noi, per chi riceve un file del genere un po’ meno. Mantieni le cose semplici ed evita di creare confusione: rinomina il file in un modo chiaro, per evitare fraintendimenti. Qualche esempio? CV Nome Cognome, Curriculum Vitae Nome Cognome, CV N. Cognome.

4. Inserisci una foto professionale

La foto nel CV non è obbligatoria anche se è data per scontata e spesso viene richiesta. Una immagine del candidato/a aiuta la memoria visiva, è molto più facile infatti ricordarsi di un volto o associare un profilo a una foto. Attenzione però a che foto usi. Pensa sempre che deve rappresentare il/la professionista che sei. Quindi duck face, foto alla sagra della birra, con occhiali da sole, sfondi ambigui, teste mozzate è meglio usarli altrove e non sul CV.

5. Sii breve. Il CV non è la tua autobiografia.

Evita i muri di testo, non stai scrivendo il libro della tua vita o la Divina Commedia 4.0. Sii sintetico/a, focalizzati sui dettagli principali, senza diventare prolisso/a. A nessuno piacciono i CV di 12 pagine e si corre il rischio di perdere dati invece essenziali. Aiutati con elenchi puntati e magari evidenzia i termini chiave.

Di consigli ce ne potrebbero essere ancora tanti, ma non è mia intenzione annoiarti troppo. Avendo fatto alcuni di questi e altri errori e trovandomi a fare uno screening dei CV, vorrei solo condividere la mia esperienza con te, sperando ti torni utile.

Hai altri suggerimenti per un CV efficace?

Fammi sapere la tua esperienza ed eventualmente contattami per un CV check.

Fabiana Andreani Fabiana Manager Career Tips

Perché seguire Fabiana Manager e i suoi career tips

Fabiana Manager aka Fabiana Andreani è una delle poche influencer che seguo, ma che soprattutto mi sento di consigliarti. Esperta di formazione e sviluppo di carriera con oltre 10 anni di lavoro in aziende, Università e Business School. Una professionista del suo settore con due marce in più:

  • 1. tantissima passione per quello che fa
  • 2. spirito non convenzionale, comunicazione 2.0 sui social, capelli fucsia che adoro.
Fabia Manager selfie


Anni liquidi e veloci quelli in cui viviamo, anni molto particolari anche per il mondo del lavoro, tra social, digital nomads, Smart working, mille possibili tipologie di contratti e tante nuove professioni. Districarsi non è proprio un gioco da ragazzi, ma la zia Fabiana fa il possibile per aiutare i giovani e non solo loro.

Perché mi piace così tanto e spesso entro su Instagram solo per vedere se ha pubblicato una nuova storia? Provo a raccontartelo qui di seguito e, secondo me, alla fine vorrai seguirla pure tu.

Career tips per under 35

Fabiana si rivolge soprattutto a un pubblico under 35, fornendo preziosi consigli in ambito formativo e professionale. Aiuta a risolvere problemi, a dipanare dubbi, paure e perplessità di chi si trova alle prese con la scelta dell’Università, di un Master, di chi vorrebbe cambiare percorso lavorativo, di chi desidera reinventarsi o di chi è alle prime armi e non sa come muoversi.

Tips utili, utili e utili, perché non esiste un manuale di istruzione per costruire il proprio futuro, ma si può solo cercare, studiare, impegnarsi, lavorare e soprattutto non arrendersi.

Formato fresco, rapido e accattivante

A volte il mondo del lavoro e la comunicazione HR e aziendale sembrano antiquati, statici e con un leggero strato di polvere in superficie. Non mi piace generalizzare, ci sono anche molti casi virtuosi. Ultimamente, infatti, le cose stanno lentamente cambiando e capita di trovare chi, oltre ad avere esperienza e professionalità da vendere, sa anche come approcciarsi e come comunicare.

Un esempio? Ça va sans dire… Fabiana Manger !

Parla in modo meno convenzionale, più diretto e accattivante sui social. Perché se vuoi parlare a una certa nicchia, devi anche sapere dove trovarla.

Qualche numero di @fabianamanager? +150k follower su TikTok e +100k su IG, non male eh?

Genuinità e professionalità

Professionista, mamma, donna, influencer, fuori dagli schemi, esperta, frizzante… Fabiana è tutto questo e molto altro.

Mi piace molto leggerla ed ascoltarla perché sa infondere una carica positiva, oltre a far sentire compresa ogni persona. Troppo spesso, di fronte ad alcune offerte di lavoro, capita di sentirsi inadeguati, fallati, sempre con qualcosa fuori posto. Fabiana invece racconta ciò che è realmente, ovvero è normale cambiare, voler crescere, provare qualcosa e accorgersi che non fa per noi. Un cambiamento, lavorativo, universitario, personale, ecc., non è da vedersi come un fallimento, ma come una presa di consapevolezza e poi, come spesso dice, si è sempre in tempo a riassestare il tiro.

Sul suo profilo LinkedIn c’è una frase che mi ha sempre colpita molto

“Il tuo futuro è ancora da scrivere”

…e sì, credo che ci siano ancora molte parole da dire e storie da raccontare.

Se non segui ancora Fabiana, ti consiglio di recuperare 😉

Fammi sapere che ne pensi e se hai qualche altro profilo da consigliare.

Alla prossima.

Giada Rochetto personal branding mettici la faccia

Personal branding, ecco la mia storia partita da zero

Penso che avrai sentito pronunciare il termine personal branding (qualche approfondimento qui) tante volte. Non sono qui per insegnarti le tecniche migliori e come svilupparlo, ci sono dei professionisti e professioniste molto competenti in ambito personal branding che ti consiglio di seguire. Vorrei solo raccontarti la mia storia. Una storia di personal branding partita da zero.

Come ho iniziato?

Mettendoci la faccia. Sì, perché oltre a mostrare cosa si sa fare e come lo si fa, è importante mostrarsi. Mettendoci la faccia sarà più facile creare della fiducia, empatia e condivisione con chi ti guarda e ascolta o legge.

Le persone si fidano più delle altre persone e di quello che sanno veramente fare, rispetto a fogli di carta attestanti un titolo, aziende che parlano con linguaggi altiloquenti, distanti dalla realtà.

Non è stato semplice né immediato. La paura di sbagliare, di non avere nulla di interessante da dire, di sembrare sciocca o infantile era sempre in agguato. Soprattutto per me che, fin da piccola, non sono particolarmente avvezza a mettermi in mostra.

Tutti i cammini iniziano con un primo passo. Così, dopo la prima volta, la seconda, la terza, ecc. sono seguite.

Fare un lavoro di personal branding aiuta anche a crescere, conoscersi, accettare le critiche e i pareri contrastanti (perché ce ne saranno e anzi c’è da preoccuparsi se tutti sono d’accordo con quello che dici)…

Ho parlato della mia storia qui:

Farsi conoscere per farsi scegliere.

Per fare qualche esempio:

-Social Media (soprattutto LinkedIn e IG)

-Il mio blog (ci sei dentro yee)

-Rubrica ‘I consigli di zia G.’ per Blud

Post-it positivi dalla zona arancione su IG @ilbrucoconleali

Attività di volontariato digitale come 40 minuti

-Diverse collaborazioni con blog e riviste varie

Cosa mi ha portato questo percorso di personal branding in cui ci metto la faccia?

Mi ha dato la possibilità di conoscere splendide persone, professionisti/e e di creare relazioni di valore. Mi ha aiutata a credere di più in me stessa e nelle mie capacità. Mi ha portato anche dei risultati concreti, delle proposte di lavoro e di collaborazione su più fronti.

Il lavoro da fare è ancora molto, migliorarsi è sempre possibile, ma dall’altro lato è necessario iniziare. Come ho spesso sentito dire ‘Fatto è meglio che perfetto’. Oltre a questo aggiungerei che è importante anche godersi il viaggio, le curve, le soste, le salite e i tramonti.

Per concludere, il mio Personal branding è fatto con una buona dose di empatia, positività e cercando di non prendermi troppo sul serio 😊 ma con coerenza, sincerità e professionalità.


E tu come ti stai muovendo?

wrong way cartello rosso

Tu non sei i tuoi errori. Impara a sbagliare.

C’è un elemento che accomuna tutti noi: l’errore. Indipendentemente da chi siamo, cosa facciamo e dove viviamo, siamo soggetti a errori più o meno casuali e sbagli.

Siamo imperfetti e lo sappiamo, ma tendiamo sempre verso la perfezione. A volte abbiamo addirittura paura di sbagliare per una miriade di motivi. La riprova sociale, il nostro ruolo, il pensiero altrui, la tendenza a non fermarsi mai, la società e le sue dinamiche…

Oltre a questo, siamo anche abituati a credere che un errore, come uno sbaglio, sia l’opposto del successo, della fama e della gloria. In realtà gli errori sono dei mattoncini. Senza di essi, non saremo in grado di costruire il muro che è la nostra vita. Un risultato positivo è stato possibile anche grazie alle cadute passate, agli errori, alle soste e ai cambi di direzione.

Se sei amante dei Lego – o anche se non lo sei, ma senz’alto conosci i mattoncini variopinti – sai che per costruire un progetto, da un’astronave, a un edificio, a un personaggio fantastico, ogni mattoncino è essenziale per il risultato finale.

Invenzioni e scoperte ‘per errore’

Non tutti gli errori vengono per nuocere. Prova a pensare a prodotti come il Gorgonzola, i corn flakes, i fiammiferi, i post-it, fino ad arrivare a Colombo e alla scoperta dell’America. Potresti mai immaginare un mondo senza?

tazza bianca con cereali

Queste scoperte, assieme a tante altre invenzioni, nate dal caso e da un iniziale sbaglio, hanno arricchito la vita, portato dei benefici e ancora oggi continuano a essere una parte fondamentale del nostro vivere.

Da un procedimento sbagliato, all’aggiunta di un nuovo ingrediente, al vedere le cose da un altro punto di vista, al lavoro maldestro di qualcuno. Si è arrivati a dei prodotti nuovi e innovativi, che probabilmente non sarebbero stati scoperti se non ci fosse stato, per l’appunto, un errore.

Gli errori aiutano a crescere

‘Sbagliando si impara’. Quante volte ti è capitato di sentire questa frase? L’errore è un elemento fondamentale nell’apprendimento di una nuova capacità, facoltà e disciplina.

Quante volte cade a terra un bambino prima di sapere camminare in posizione eretta autonomamente? Pensa poi alla scuola e alle correzioni dei compiti. O ancora all’esercizio ripetuto centinaia di volte durante un allenamento, le prove di canto o di chitarra, fino a quando non risulta corretto. O ancora a quando stai facendo le guide in preparazione all’esame della patente. La guida non era poi così fluida e disinvolta, no? (o perlomeno ti confesso che io ero abbastanza goffa all’inizio 😉).

Per apprendere una qualsiasi attività è necessario provare, riprovare, sbagliare, correggersi, fino a migliorare ed eccellere.

Gli errori aiutano a sviluppare un senso critico verso sé stessi e la vita. Credo che soltanto tramite gli errori e il successivo miglioramento e ricerca di una soluzione, si possa crescere e svilupparsi realmente.

Come rimediare ad un errore?

Siamo umani e va da sé che siamo anche imperfetti. Gli errori capitano a tutti, anche ai professionisti e agli esperti di uno specifico settore. L’obiettivo è quello di farne sempre di meno, o meglio, di correggere quelli fatti, trarne una lezione ed evitare di commetterli in futuro.

Secondo me i passaggi essenziali per porre rimedio a uno sbaglio sono quelli che ti elenco qui:

  • Ascolto
  • Riconoscere l’errore
  • Accettare la responsabilità
  • Scusarsi
  • Rimediare

Riconoscere gli errori, scusarsi e porre ove possibile rimedio, aiuta a creare fiducia. Aggiungerei che fa trasparire anche l’umanità che c’è in te o nella tua azienda, servizio. La trasparenza aiuterà ad aumentare anche la tua credibilità e molto probabilmente il cliente o la persona in questione tornerà.

Da errore a un nuovo slancio

L’errore può trasformarsi in una opportunità. Ma sei sicura Giada? Sì, direi di sì.

Se trattato nella giusta maniera può per dare vita a nuove strade. Pensiamo ad esempio al fantomatico error 404 – not found. Hai fatto una ricerca e non sei arrivato dove volevi? Spesso ti trovi semplicemente di fronte a una pagina con l’errore. Altre volte ti appare una pagina personalizzata con suggerimenti per continuare la tua esperienza sul sito e possibili soluzioni.

pagina 404 error not found della Disney con il mostro protagonista di monsters and co

Con la giusta personalizzazione e attenzione, un errore può aprire degli scenari nuovi e condurre al risultato voluto, o addirittura a uno migliore.

Per concludere sapevi che esiste addirittura un’isola chiamata Mistake Island? Se questa notizia ti è nuova, guarda qui.

Se addirittura all’interno di un territorio c’è il termine errore, forse errare non è poi sempre da considerare come qualcosa di inaccettabile. L’importante è non ripetere all’infinito gli stessi errori.  😉

Tu che rapporto hai con i tuoi errori?

Se il piano A non funziona non preoccuparti. Esistono altre 25 lettere.

Niente buoni propositi per il 2021… forse due

🔵 Niente buoni propositi per il 2021.

O forse solo due 🔵

Quest’anno è stato un caos a dir poco.
A sprazzi tinto di un bel pantone nelle tonalità del marrone aggiungerei.

Mi sembra di aver corso tanto, concluso poco e ora mi sento in affanno.

Mi sono riscritta all’università Università degli Studi Niccolò Cusano, ho frequentato vari corsi (da HubSpot Academy al social media training di Luca La Mesa Academy) scritto tanto, letto, approfondito, puntato a rendere sempre più fluente il mio inglese…

Mi sono spaccata la testa con mille domande su cosa sarà e come e quando. Mi trasferirò prima o poi? Arriverà il lavoro che tanto vorrei? Riuscirò a smetterla di affannarmi dietro a tutto e a tutti? Quando finirà tutto questi? E così via.

E alla fine sai che mi dico e che ti dico? Le uniche cose che mi auguro sono:

  • Vivere una vita piena di esperienze e di vedere quante più cose possibili.
  • Apprezzarmi e apprezzare quello che ho.

Il tutto con gentilezza e restando me stessa.

Poi sarà quel che sarà, una via c’è sempre, o quasi.

Per quello che ho imparato fino a qui, il tempo fa il suo corso.

Giada Rochetto non smettere di sorridere
Buona continuazione. Non smettere di sorridere, mai.

Invio questi due auguri anche a te di cuore.

Buon 2021, che sia tutto quello che non abbiamo potuto fare nell’anno passato.