Maria Micoli - Talent acquisition, recruiting 4.0 e orientamento - Interviste HR Giada's project

Recruiting 4.0, Orientamento e Instagram – Intervista a Maria Micoli

Ciao Maria, grazie per il tuo tempo che mi hai dedicato in mezzo alle tue tante attività. Raccontaci un po’ chi è Maria Micoli, dai suoi inizi ad oggi.

Se penso agli inizi mi viene in mente il mio 3° anno di Liceo Classico. Avevo scelto il liceo un po’ come accade a tanti: su suggerimento dei professori che ritenevano io fossi portata per le materie umanistiche e che una formazione di questo tipo sarebbe stata più completa. Vero, ma non del tutto perché non amavo materie come il latino e il greco. I primi anni non sono stati per nulla facili ma è proprio durante il terzo anno che queste difficoltà sono diventate una vera e propria crisi esistenziale.

Non mi sentivo nel posto giusto, non avevo voglia di andare a scuola, uscivo di casa al mattino e piuttosto passavo la giornata a casa dei miei nonni, il rapporto con i compagni di classe e gli insegnanti era teso, il mio impegno era pari a 0. E non poteva essere altrimenti visto che ero costretta a studiare qualcosa che non mi piaceva. Molti miei compagni avevano lo stesso problema e preferivano resistere, proseguire, arrivare alla fine per paura soprattutto di parlarne con la propria famiglia.

Le aspettative sono sempre molto alte nei confronti di noi giovani e un dietro-front pensiamo sempre possa deludere gli altri e ci dimentichiamo di quello che vogliamo noi. Per fortuna, invece, io ho deciso di parlarne.

La mia famiglia ha compreso questo mio disagio ed è stata molto accogliente nei confronti di una sofferenza che era diventata, nel frattempo, così evidente da influenzare la mia vita di tutti i giorni.

Di comune accordo, quindi, ho deciso di abbandonare la scuola e prendermi quello che oggi chiamiamo GAP YEAR, un periodo di pausa che però può essere riempito di esperienze e soprattutto di tempo per capire cosa fare davvero della propria vita lavorativa (e non solo). Era quello che mi serviva: tempo. Quello che nessuno ti concede perché viviamo in una società che ci impone di prendere in fretta una decisione che dovrà dar forma alla nostra carriera lavorativa e quindi alla nostra vita.

Ma quanti di noi a quell’età hanno il giusto grado di maturità per poter fare una scelta consapevole? Con il senno di poi, posso dirti che davvero in pochi sanno che direzione prendere e la stessa cosa accade anche dopo il diploma e dopo l’università. Il motivo? In Italia l’orientamento è qualcosa di ancora sconosciuto.

Ma torniamo a noi. Quella pausa era davvero quello di cui avevo bisogno. Sono ripartita da me e dai miei interessi e grazie a questi ho trovato me stessa. Fino a quel momento avevo divorato libri e libri di psicologia. Mi sono quindi iscritta al liceo socio-psico pedagogico e da lì non ho mai più avuto dubbi.

Maria Micoli - HR, talent acquisition, recruiting 4.0 - Interviste HR per Giada's project

Come ti sei avvicinata al mondo delle risorse umane?

Con la scelta del nuovo liceo avevo ben chiara la mia strada. Terminato, infatti, mi sono iscritta a Scienze e Tecniche Psicologiche dove ho scoperto Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni attraverso alcuni esami. Ho iniziato un approfondimento personale e questo mi ha portato ad individuare le Risorse Umane come la parte più strategica all’interno delle organizzazioni. Da quel momento in poi il mio destino era praticamente già segnato. Avevo deciso che mi sarei specializzata in questo e ne avrei fatto il mio futuro professionale.

Comunichi molto sia su LinkedIn che su Instagram. Quali sono le grandi differenze che riscontri tra le due piattaforme in termini di linguaggio, pubblico, contenuti e quali invece le somiglianze?

Rispetto ad altri social le conversazioni su Linkedin sono più limitate ma è un’ottima piattaforma per creare delle discussioni interessanti per il pubblico in target che scegliamo e, strategicamente, lavorare per ampliare il proprio network.

IG, invece, è diretto e informale. C’è Maria nella sua veste di Recruiter ma anche nella vita di tutti i giorni. Mi racconto ormai apertamente alla mia community attraverso le stories o IGTV portando anche il mio percorso di vita.

Infondo, ho solo una decina di anni in più rispetto al mio pubblico, ho vissuto e superato le stesse difficoltà e incertezze, ancora tutt’ora, e mi piace raccontarlo.

Da dove nasce recruiter.life?

Recruiter Life nasce nell’aprile del 2018. Ero alla mia seconda esperienza lavorativa e con la mia collega senior (diventata poi un’amica) ci divertivamo a riprendere i momenti più belli della nostra recruiter life. Creai una cartella in evidenza sul mio profilo IG personale, chiamandola propri così, e con il tempo ho iniziato a sentire il bisogno di condividere la mia vita da Recruiter con più persone con lo scopo di fare informazione e trovare un punto di contatto tra selezionatori e candidati che non sempre si comprendono. Nel gennaio 2021 tutto questo diventa il mio attuale profilo IG seguito da + 10k followers.

Da quest’anno hai aggiunto un ulteriore tassello alla tua carriera, diventando docente del Master Job Farm. Complimenti! Come sta andando questa esperienza? Quali sono le materie che insegni?

Ti ringrazio tantissimo! Devo dire che quest’anno è stato pieno di soddisfazioni. Attualmente ho un lavoro a tempo pieno da dipendente, sono una libera professionista e ora anche una docente. Allo stato attuale, siamo nella fase di progettazione e definizione del modulo che ho scelto: Social & Digital Recruiting. Non potevo occuparmi di qualcosa di diverso considerando che negli ultimi anni, a livello formativo e professionale, mi sono specializzata in quello che chiamiamo Recruiting 4.0.

Il Marketing e la Comunicazione hanno infatti cambiato il mondo delle risorse umane ed è importante capirne le logiche e gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione. Il Master comunque partirà ad ottobre, al rientro dalle vacanze condividerò tutti i dettagli sui miei social.

Cosa ti ha spinta a diventare freelance?

La necessità di dedicarmi ai ragazzi. Come libero professionista, infatti, mi occupo di orientamento e fornisco consulenze personalizzate. Come raccontavo prima, attraverso la mia storia, l’orientamento scolastico e lavorativo è fondamentale ma è qualcosa di ancora poco applicato al nostro sistema scolastico. Di conseguenza, figure come la mia possono essere un punto di riferimento per i giovani che si approcciano al mondo del lavoro o che semplicemente non hanno ancora le idee chiare e, per questo motivo, hanno bisogno di essere guidati. In consulenza io faccio proprio questo: prendo per mano la persona, il suo obiettivo diventa il mio, e lavoriamo insieme per i risultati che abbiamo convenuto insieme.

Inoltre, mi permette di instaurare e seguire altre attività collegate alla formazione su temi legati all’ambito HR oppure su curriculum, ricerca di lavoro, orientamento e carriera.

In tutto quello che fai traspare la passione per il tuo lavoro. Tra i tanti aspetti positivi che può avere, qual è quello che ti affascina e motiva di più?

Lasciare il segno nella vita delle persone. Che sia il ricordo di una selezione o di un percorso di orientamento nel mio lavoro si creano rapporti che durano nel tempo. Sento ancora tutt’ora, ragazzi e ragazze che ho inserito nel mondo del lavoro quando io ho iniziato la mia carriera nelle risorse umane ed è bellissimo vederli crescere, diventare dei professionisti e rimanere, per loro, un punto di riferimento. Questo è il bello del mio lavoro.

Ci racconti qualcosa in più su due dei tuoi progetti: ORIENTIAMOCI e #dallapartedelcandidato?

Orientiamoci è il nome che ho scelto per la mia community di IG. La nostra community è aperta a chi vuole saperne di più sul mondo del lavoro, per chi è confuso e/o disorientato, per chi cerca il suo primo impiego, uno stage curriculare o una tesi in azienda, per chi vuole orientarsi nella variegata offerta formativa di scuole, università e corsi.  Il confronto con me e gli altri della community permette di accedere ad una maggiore conoscenza, consapevolezza e comprensione del mondo del lavoro con un focus sul mondo STEM, DIGITAL, SAP e HR.

#dallapartedelcandidato l’ho ideato, invece, per veicolare in modo chiaro i miei contenuti sui social. In un mondo in cui tutto sembra ruotare contro le nuove generazioni a causa della pandemia, della disoccupazione, delle aspettative e pressioni che il sistema ci impone volevo far capire che c’è qualcuno dalla loro parte. Ed eccomi qui, dalla parte del candidato.

Grazie Maria per aver condiviso con me i tuoi brillanti progetti e per aver approfondito tematiche non scontate come il Recruiting 4.0, l’orientamento e le potenzialità date da Instagram. Tienici aggiornati sugli sviluppi!

Alla prossima.

Giada’s projet

Se invece vi siete persi l’intervista precedente la trovate qui.

Giuseppe-Malandrino-per-Giada' s-Project-Interviste HR e non solo

Ironia, empatia e personal branding – Intervista a Giuseppe Malandrino di Diversey

La prima intervista di Giada’s project – Intervisti a professionisti ed esperti delle HR e non solo – ha come protagonista Giuseppe Malandrino, Senior Recruiter – RPO EMEA Diversey.

Giuseppe-Malandrino-per-Giada' s-Project-Interviste HR e non solo

Senza dilungarmi troppo, direi di partire e lasciare direttamente la parola a Giuseppe.

1. Ciao Giuseppe, innanzitutto grazie per la disponibilità e complimenti per la tua carriera. Virgin Active, Amazon, Gi Group, fino ad arrivare a Korn Ferry sono solo alcune delle esperienze professionali che hai avuto. Come si suol dire: tanta roba! Ci racconti qualcosa in più sulla tua storia, da dove sei partito, come sei cresciuto e dove sei oggi.

GM: Lette così sembro uno importante – da fuori le cose fanno sempre un altro effetto immagino… Però grazie! Vediamo, sono nato, cresciuto e partito da Bolzano, città che grazie al suo bilinguismo mi ha insegnato la fortuna della diversità ed il rispetto delle regole.

Ho poi girato parecchio: Firenze, Prato, Grosseto, Milano e Torino sono le principali città dove ho vissuto. In qualcuna per studio, altre per sport (ho giocato a calcio a 5 per anni ad un buon livello) altre per lavoro.

Torino per scelta. Ho svolto qui la specialistica in psicologia e me ne sono innamorato. Ricordo ancora quella domenica in cui, ormai stabili a Bolzano con la mia compagna palermitana, abbiamo visto credo un reel su Torino: magone.

Dopo tre anni di sacrifici tra cui due master e un lavoro a Milano siamo riusciti a tornare, mollando tutto per niente di certo – pensa che ho lasciato un lavoro fatto e finito come psicologo (a Bolzano sanità e terzo settore funzionano) per uno stage a Milano a 31 anni! Sono sempre stato uno che se nelle cose ci crede si entusiasma facilmente…3 anni in un monacale a Corsico con la mia compagna a Torino. Non facilissimo.

Ma era il nostro sogno tornare. E adesso siamo qui in tre.

2. Una domanda che faccio sempre: Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo delle Risorse Umane?

GM: Un’intuizione della mia compagna: al tempo lavoravo tanto con i ragazzi – comunità, progetti individualizzati, supplenze, sportello psicologico… Ero sempre in tuta.

Un giorno, tornando a casa mi fa: “Giù, non ti vedo felice. A te piace la sartoria napoletana e sei sempre in tuta. Perché non ti fai un master e te ne vai in azienda.” Un’epifania. E detto da lei mi è sembrato possibile…

Diciamo che mi aiuta a scoprirmi ogni giorno.

3. Ti seguo da tempo e penso di non essere l’unica a adorare quel mix di competenza, ironia ed empatia che lasci trasparire. Sei sempre stato così?

GM: Ci credi che mi stupisco sempre quanto ricevo apprezzamenti di questo tipo?

Intanto ti ringrazio; competente sicuramente no; frasi fatte a parte ci sono parti del mio lavoro che letteralmente adoro, come alzare il telefono e parlare con uno sconosciuto, dare un feedback, supportare. Se un’attività ti piace, ti prende, credo sia naturale sviluppare con l’esperienza una certa dose di competenza, ma credimi, ne devo mangiare ancora di pastasciutta!

Ironia ed empatia invece mi sento di dirti che mi hanno accompagnato da sempre, alternati a momenti anche abbastanza bui; Alida (N.d.A. la compagna) dice che faccio come i cavalli: mi dimentico del buono e vivo a pieno il momento no come se fosse sempre (stato) così. Come i cavalli perché mi viene lo sguardo vacuo. Credo che empatia e ironia siamo in qualche modo legate a questo aspetto.

4. Quali sono i must-have di un recruiter a tuo avviso?

GM: Ma sai, per come la vedo io, ogni lavoro va interpretato e soprattutto non puoi esimerti dall’essere la persona che sei, prima del professionista.

Io sono così sempre e la mia personalità si rispecchia nel lavoro. Probabilmente in un contesto altamente competitivo, focalizzato sul fatturato a scapito delle persone risulterei quanto meno inadatto.

Per risponderti: per quanto mi riguarda empatia, trasparenza e affidabilità sono la base; il punto vero però è trovare un contesto dove le tue personali competenze/valori siano non solo apprezzate, ma utili.

Ci sono recruiter con personalità, approcci e valori molto lontani da me che risultano benissimo in altri contesti.

5. Quali sono le più grandi difficoltà che trovi o hai trovato facendo selezioni multilingue? Quali sono invece i pregi di non comunicare solo in italiano?

GM: Banalmente, ci sono volte che qualche concetto ti sfugge, vuoi per la pronuncia, vuoi per la cultura di riferimento. Io chiedo sempre chiarimenti, senza timore di sembrare ignorante: si imparano un sacco di cose! Credo di aver risposto ad entrambe le domande…😅

Ah, sono convinto anche che “switchare” tra più lingue tenga allenato il cervello, anche se ogni tanto sembra di averlo messo dentro il frullatore…

6. Quanto conta avere una presenza online e curare il proprio personal branding sia lato recruiter che candidato?

GM: È la base del marketing: puoi anche essere il candidato migliore del mondo, ma se nessuno sa che esisti…

Ne parlavamo poco fa: io e te non ci siamo mai incontrati, eppure tu sei fatta un’idea abbastanza chiara di me grazie alla mia presenza qui. Oggi il contesto è questo; meglio o peggio non saprei. Io sono dell’idea che in generale è bene essere consapevoli, poi ognuno fa le sue scelte.

7. Che consiglio daresti al te sbarbatello pronto ad iniziare il suo primo lavoro?

GM: Mettici entusiasmo. Troppe volte ho avuto la conferma che fa la differenza…

8. Da cosa e da chi ti lasci ispirare?

GM: Dalla mia compagna- incontrarla è stata la fortuna più grande che abbia mai avuto, dalle passeggiate con la musica nelle cuffiette, dalle persone che osservo per ore seduto su una panchina, dal Valentino e da via Roma, dalla corsa, dalle culture nuove, dal mare, dalle storie.

Grazie Giuseppe per la condivisione. Ci vediamo in rete.  

Alla prossima intervista

Giada(‘s project)

microfono intervista hr giada's project

A tu per tu con i professionisti delle HR e non solo: Giada’s project

Giada’s project. Per ora è questo il nome che ho dato al progetto che voglio mettere in capo da qui alle prossime settimane. Di che cosa si tratta? Vorrei dar vita a una serie di brevi interviste ad esperti e professionisti delle Risorse Umane e non solo. Poi magari, sì, trovo un nome migliore, meno inglese, con meno ricordi al film The Adam project, ma per il momento va bene.

Da dove nasce l’idea

Ho sempre voluto creare qualcosa di mio, così come poter essere di aiuto agli altri. Non perché pensi di avere la realtà in tasca, ma perché quando ti senti utile e quando doni qualcosa agli altri, quello che ti torna è molto di più di quello che hai dato.

Come recitava la copertina del numero di giugno di DdP – Direzione del Personale

non è più il tempo di personalismi: il leader di oggi si mette a disposizione della collettività, favorisce la condivisione e sa fare un passo indietro, se necessario’.

Attualmente ho quasi terminato il Master in Gestione delle risorse umane ed organizzazione del lavoro presso l’Università degli studi di Udine e lavoro come HR Generalist presso il Gruppo Chiurlo, occupandomi oltre alla ricerca e selezione e supporto nella gestione del personale, anche di formazione, comunicazione interna ed employer branding.

L’ambito HR come quello della comunicazione e divulgazione mi appassionano molto, avendo anche avuto un passato nel marketing. Così ho pensato a come poter coniugare i due lati, con un tocco personale e creativo… Et voilà. Ecco che la bozza informe dietro a Giada’s project ha iniziato a prendere man mano forma.

Il perché di queste interviste in ambito HR e non solo

Ma qual è l’obiettivo di queste interviste? Il mio desiderio è quello di condividere qualche spunto per chi si affaccia al mondo delle risorse umane, vi opera già o ne è appassionato.

Punto a raccontarne la storia ed il percorso professionale delle diverse figure che intervisterò, conoscerne i differenti tipi di approccio, così da poter magari imparare dalle esperienze altrui e/o conoscere altre persone con le quali condividere un interesse, ma anche una passione.

Questo anche per mostrare che non tutti i percorsi sono lineari e per offrire punti di vista differenti.

Chi saranno le persone che andrò ad intervistare? Tante e varie. Da HR Manager, a esperti nel settore della formazione, a consulenti, a specialisti di grandi e piccole realtà, provenienti da settori differenti tra loro. La mia idea e speranza è quella di continuare nel tempo e di offrire delle possibilità di sinergia, condivisione e di aiuto a chi leggerà questi brevi scambi.

Ora basta parlare e iniziamo a scrivere. La prima intervista uscirà a breve.

Se avete qualche nominativo da suggerirmi ben venga, ditemelo pure! Se avete qualche commento, critica, suggerimento o curiosità, anche 😉

A presto Giada

soft skill

Soft skill: ecco perché sono così importanti

Spesso sentiamo di parlare di soft skill. Soft skill qua, soft skill là, percorsi per sviluppare le soft skill del momento e via discorrendo. Rispetto a una decina di anni fa, ma anche meno, queste caratteristiche hanno visto aumentare la loro importanza sia durante le fasi di colloquio, ma anche durante l’inserimento in azienda e lungo tutto il percorso professionale all’interno di una realtà.

Cosa sono le soft skill?

Come recita Adecco, le soft skill potrebbero essere tradotte in italiano come le “abilità personali” e, aggiungerei, trasversali. In particolare, il concetto dietro al termine anglofono Soft Skill fa riferimento a tutte quelle competenze legate all’intelligenza emotiva, alle abilità naturali che ogni individuo ha. Più in generale, sono contrapposte alle competenze tecniche di un dato lavoro e/o settore. Se da un lato troviamo le hard skill, specifiche per ogni settore e ruolo, come il disegno tecnico, la gestione delle reti, la capacità di sviluppare le paghe, dall’altro troviamo le soft skill, competenze più trasversali, importanti a tutti i livelli e settori, ad esempio la gestione del tempo, lo spirito critico, la capacità di lavorare in team, le capacità manageriali…

Perché sono così importanti?

Le soft skill hanno una valenza di rilievo in una persona, in un candidato e in un dipendente, perché il lavoro sta diventando sempre più complesso. La sempre più spinta digitalizzazione, l’apparizione di nuovi ruoli e mansioni e la scomparsa di altri, le acquisizioni, le dimensioni aziendali, il lavoro da remoto, la globalizzazione. Solo qualche esempio per spiegare che probabilmente lo stesso lavoro svolto oggi è molto differente rispetto a quello di venti, trenta, ma forse anche solo di cinque anni fa. Basti pensare alle innovazioni e automazioni, alle procedure gestibili online, alle app…

Il lavoro è diventato ‘liquido’ e ‘fluido’ sia in termini di attività che di tipologie e tempi. Quando si cerca uno specialista con esperienza le competenze sono quasi date per scontate. Chiaramente vengono testate ed approfondite, ma anche l’aspetto più caratteriale e psicoattitudinale ha un peso molto elevato. Nei confronti di una figura junior o senza esperienza, si predilige spesso l’attitudine.

Per parafrasare le parole che ho spesso sentito dire un responsabile con la quale ho il piacere di collaborare, è meglio avere un lavoratore che sa fare il suo lavoro, magari con qualche punto da approfondire, ma che si integra bene in un gruppo ed è disponibile, rispetto a un genio del mestiere, ma ingestibile. Ovviamente questo non vale nel 100% dei casi, ma in una buona maggioranza sì.

Qualche esempio

Gestire le persone all’interno di un’azienda (ma lo stesso potrebbe dirsi per una realtà sportiva, un’associazione, una cooperativa…), non solo come reparto HR, ma anche come responsabili e come collaboratori, è un’attività delicata che ha necessità di giusti equilibri. Ogni azienda poi ha le sue caratteristiche e i suoi valori ed è essenziale trovare delle persone allineate al mood aziendale.

Per fare qualche esempio, una realtà dove il lavoro è gestito da squadre sarà importantissimo saper collaborare, lavorare in gruppo e comunicare. In realtà, invece, molto spinte verso l’innovazione e verso tutto ciò che è nuovo e futuristico si cercheranno persone con una visione innovativa, come capacità di growth thinking, con propensione al cambiamento. In ultimo, in una realtà che opera con soggetti fragili, saranno essenziali skill come empatia, capacità di ascolto, pazienza e attenzione.

Le soft skill del futuro

A mio modestissimo parere le soft skill che andranno per la maggiore nei prossimi anni, oltre a quelle più diffuse, saranno:

  • empatia
  • gentilezza
  • curiosità
  • creatività
  • resilienza

Perché penso a queste? Perché il mondo del lavoro sta cambiando ed è cambiato, perché le aziende si sono accorte che, oltre alla paga, ci vuole altro, perché le persone hanno iniziato a valutare cosa vogliono davvero, a dare un peso sempre più elevato al benessere sul luogo di lavoro e nella vita, oltre al famoso work-life-balance. Basti pensare a quanto è capitato e sta capitando in questi due anni, accresciuto dalla pandemia. Le priorità sono variate e le persone cercano aziende sempre più umane, così come le aziende – o perlomeno una buona parte – cercano anche buone persone, non soltanto buoni tecnici, contabili, ecc.

Concludendo, in un mondo dove siamo spinti al cambiamento (perché la vita è una sola, perché c’è la costante volontà di crescere e migliorarsi, ma anche perché spesso i contratti offerti sono a scadenza, un po’ come il mio amato yogurt Vipiteno) il mio unico augurio è quello di essere curiosi, flessibili, aperti a quello che verrà, mantenendo vivo il lato umano che ci caratterizza.

Qualche piccolo spunto pratico per restare aperto e pronto al cambiamento lo puoi trovare qui.

punti di domanda

Come scrivere un CV: attenzione a questi 5 punti

Scrivere il proprio CV non è sempre una passeggiata. A volte non sappiamo cosa dire, altre volte abbiamo fin troppo da scrivere e, se lo spazio finisce, è un problema. Tutte le esperienze sono importanti o solo alcune? Su quali competenze focalizzarsi? Le domande in merito al tema CV sono infinite.

Oggi vorrei focalizzare l’attenzione su 5 punti critici da tenere in considerazione quando ci si accinge a scrivere il proprio CV o anche solo ad aggiornarlo o aggiustarlo.

Pronto/a? Andiamo!

1. Il tuo CV è chiaro e facilmente leggibile?

Usa un carattere semplice e professionale, evita cose troppo azzardate (magari se sei grafico o in altri lavori viene apprezzata la creatività e conta molto di più il portfolio del CV, in altri casi invece è meglio optare per un font neutro e pulito). Occhio anche alla grafica, soprattutto ora che si tende spesso a personalizzare il proprio CV con Canva e strumenti simili, fai attenzione ai colori utilizzati, ai contrasti (es. scrivere in rosso su uno sfondo verde non è proprio la migliore delle idee), alla struttura nel suo complesso, se troppo complicata o ricca di dettagli appesantisce il tutto e rende più difficile la comprensione. Ricordati che il troppo stroppia e affatica.

2. Occhio ai refusi

Errare è umano, ci mancherebbe. Però è sempre meglio rileggere il proprio CV prima di inviarlo o caricarlo su qualche piattaforma. Affermare di essere attento/a ai dettagli e lasciare vari refusi lungo il testo non gioca a tuo vantaggio. Purtroppo spesso l’occhio cade proprio sullo sbaglio o sulla mancanza.

Ti consiglio quindi di rileggerlo, magari dopo esserti staccato dallo schermo per un po’ oppure stampandone una copia. Se puoi, fallo leggere a una persona esterna che non l’ha mai visto, certamente ai suoi occhi appariranno cose non più visibili ai tuoi, ormai assuefatti.

3. Rinomina il tuo CV in modo semplice e chiaro

MioCV, ultima modifica, file 0001, copia di copia cv mio, ecc. possono essere parlanti per noi, per chi riceve un file del genere un po’ meno. Mantieni le cose semplici ed evita di creare confusione: rinomina il file in un modo chiaro, per evitare fraintendimenti. Qualche esempio? CV Nome Cognome, Curriculum Vitae Nome Cognome, CV N. Cognome.

4. Inserisci una foto professionale

La foto nel CV non è obbligatoria anche se è data per scontata e spesso viene richiesta. Una immagine del candidato/a aiuta la memoria visiva, è molto più facile infatti ricordarsi di un volto o associare un profilo a una foto. Attenzione però a che foto usi. Pensa sempre che deve rappresentare il/la professionista che sei. Quindi duck face, foto alla sagra della birra, con occhiali da sole, sfondi ambigui, teste mozzate è meglio usarli altrove e non sul CV.

5. Sii breve. Il CV non è la tua autobiografia.

Evita i muri di testo, non stai scrivendo il libro della tua vita o la Divina Commedia 4.0. Sii sintetico/a, focalizzati sui dettagli principali, senza diventare prolisso/a. A nessuno piacciono i CV di 12 pagine e si corre il rischio di perdere dati invece essenziali. Aiutati con elenchi puntati e magari evidenzia i termini chiave.

Di consigli ce ne potrebbero essere ancora tanti, ma non è mia intenzione annoiarti troppo. Avendo fatto alcuni di questi e altri errori e trovandomi a fare uno screening dei CV, vorrei solo condividere la mia esperienza con te, sperando ti torni utile.

Hai altri suggerimenti per un CV efficace?

Fammi sapere la tua esperienza ed eventualmente contattami per un CV check.